Ranzanico, «raid» dei cinghiali
devastato il terreno di uno chalet

La vicenda dei cinghiali che devastano il terreno circostante e la recinzione di uno chalet di montagna in territorio di Ranzanico si arricchisce di un nuovo capitolo. E per i proprietari dopo i danni è arrivata la beffa.

La vicenda dei cinghiali che devastano il terreno circostante e la recinzione di uno chalet di montagna in territorio di Ranzanico si arricchisce di un nuovo capitolo. E per i proprietari dopo i danni è arrivata la beffa.

Gli animali che imperversano in maniera sempre più massiccia e arano i terreni cercando radici e tuberi, sono oggetto di un particolare piano regionale che vede coinvolta una task force formata da Ersaf, l'ente lombardo per i servizi all'agricoltura e alle foreste, le Province di Bergamo, Brescia, Como, Milano, Sondrio e Pavia, l'Università dell'Insubria di Varese, la direzione Sistemi verdi della Regione e l'assessorato lombardo all'Agricoltura.

Il piano è particolarmente atteso e riguarda in particolare gli agricoltori, le cui associazioni di categoria (Coldiretti in primis) hanno segnalato dati allarmanti: più di mille esemplari stimati fra Valle Seriana, Valle Borlezza, Val Cavallina e Colli di San Fermo, con risarcimenti della Provincia che ammontano nel solo 2010 a 118.000 euro.

Carlo Nembrini di Gandino, proprietario dello chalet attaccato in località Pianì sopra Ranzanico, segnala un ulteriore aspetto, relativo al riconoscimento dei danni ai privati non legati ad attività agricola, che sui monti possiedono cascine e casette di villeggiatura.

“A gennaio – sottolinea Nembrini – sono salito allo chalet posto nella zona di Monticelli e ho trovato uno spettacolo desolante. Il terreno attorno alla casa è letteralmente dissodato, con pietre disperse ovunque e la recinzione in situazione precaria. Mi sono sempre occupato di edilizia e credo che uno scavatore avrebbe faticato a compiere un lavoro tanto approfondito”.

L'entità dei danni è stimabile in poco più di mille euro, ma la difficoltà del ripristino non è solo economica. “Ho segnalato l'accaduto alla Provincia e al sindaco di Ranzanico – continua Nembrini – che pur mostrando comprensione mi hanno rimandato all'Ambito Territoriale di Caccia, i cui esponenti mi hanno assicurato un sopralluogo, che ancora non si è verificato. In compenso per sistemare le cose e avviare opere anche minime sono necessari permessi e perizie geologiche, forse superabili con un po' di buon senso. Il problema dei cinghiali è enorme, i nostri monti sono letteralmente devastati. Frequento spesso le montagne della Val Gandino ed è uno scempio. Basta fare un salto alla piana del campo d'Avene: c'era un manto erboso degno di San Siro, ora è un campo arato. Lo stesso dicasi per la Malga Lunga e Valpiana, dove un allevatore assicura di aver contato una ventina di cinghiali riuniti in branco vicino a Ca' Bertael”.

Nei giorni scorsi, proprio in Val Gandino, le squadre di abbattimento hanno svolto una battuta, ma senza particolare fortuna. I dati diffusi dalla Coldiretti segnalano l'aumento numerico dei cinghiali, ma anche la difficoltà nel raggiungere gli obiettivi dei piani di abbattimento: le squadre organizzate dalla Provincia hanno abbattuto lo scorso anno 350 capi invece dei 500 programmati.

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