Lunedì 28 Febbraio 2011

Yara ha cercato di difendersi
Oggi le risposte dall'autopsia

Colpita con sei coltellate: quattro alla schiena, una al collo, una al polso, dovuta forse a un estremo tentativo di difesa. Questo l'esito di un primo esame esterno degli inquirenti sul corpo di Yara Gambirasio, trovato in un campo incolto sabato pomeriggio 26 febbraio, a tre mesi esatti dalla sua scomparsa. Si tratta di prime ipotesi, in attesa dell'autopsia che sarà effettuata oggi nel primo pomeriggio all'Istituto di medicina legale di Milano dall'équipe della dottoressa Cristina Cattaneo, una delle massime esperte in Europa in questo settore. La cautela è però d'obbligo: solo l'esame anatomo-patologico potrà confermare se i segni trovati sul corpo della tredicenne siano effettivamente lesioni provocate da un'arma da taglio, oppure siano dovuti alla lunga esposizione del corpo agli agenti atmosferici. Una mano è stata trovata sporca di terra: forse Yara si è aggrappata al suolo, prima di morire. I reperti trovati da polizia e carabinieri (la Sim card e la batteria del suo telefonino, le chiavi di casa, il lettore Mp3) erano nelle tasche del suo giubbotto, così come i guanti neri con i brillantini, gli stessi che indossava quando scomparve nel nulla.

LE FERITE
Una prima ispezione sul corpo della tredicenne di Brembate Sopra avrebbe permesso agli inquirenti di individuare quattro lesioni alla schiena, una al collo e una a un polso, che – si ipotizza – potrebbero essere state provocate da un coltello. In particolare quelle alla schiena sarebbero più profonde, forse quelle mortali. Ma bisognerà attendere gli esiti dell'autopsia, in programma oggi a Milano, per avere certezze sulle cause della morte di Yara. Un lavoro lungo e difficile, vista la lunga permanenza del corpo all'aperto. L'ipotesi privilegiata dagli inquirenti, infatti, è che il cadavere si trovasse in quel campo a Chignolo d'Isola, in fondo a via Bedeschi, da parecchio tempo, probabilmente dall'epoca stessa della scomparsa. Ma anche su questo punto solo l'autopsia potrà dare risposte certe.

FORSE HA LOTTATO CON IL SUO OMICIDA
Secondo chi indaga, Yara potrebbe aver lottato con i suoi aguzzini. Lo testimonierebbe una lesione riscontrata a un polso, ritenuta a prima vista compatibile con una ferita da taglio. Il corpo è stato trovato in posizione supina, con le braccia allargate e le gambe leggermente divaricate, non come se fosse stato adagiato, bensì gettato o trascinato in mezzo al campo, dove sabato è stato trovato. Yara indossava ancora gli stessi vestiti del giorno in cui è scomparsa: il giubbotto nero tipo «bomber», la felpa di Hello Kitty, la maglietta blu della ginnastica ritmica di marca «Freddy», i pantacollant neri, le scarpe Converse «All Star» nere con il pelo. I capelli erano ancora legati a coda di cavallo con il nastrino rosso che indossava quando uscì di casa, per andare a consegnare uno stereo portatile alla palestra del centro sportivo di Brembate Sopra.

INDAGINI SUI TABULATI
Intanto aumentano ulteriormente le forze messe in campo dagli inquirenti per risolvere il caso. Oltre agli esperti in ricerca di tracce (Ert) della polizia, nuovi funzionari dello Sco (il Servizio centrale operativo) hanno raggiunto la città e stanno lavorando all'indagine, così come tutti i migliori investigatori dell'Arma dei carabinieri e i Ris. Fra gli accertamenti in corso in queste ore, di grande importanza le analisi sui reperti trovati nelle tasche del giubbotto di Yara (l'I-Pod, le chiavi, la carta Sim e la batteria del telefonino), ma anche i nuovi accertamenti sui tabulati telefonici relativi alla zona del ritrovamento del cadavere, subito richiesti dagli investigatori.

fa.tinaglia

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