Mercoledì 02 Marzo 2011

Yara e Daniel, quando finisce la speranza

L'Italia, tutta l'Italia, ha sperato, ha pregato, si è commossa e, alla fine, ha pianto. Ha pianto per due ragazzi bergamaschi, ha pianto per due tragedie che hanno travolto, sconvolto, che ci hanno cambiati. «Io - ci hanno scritto da Torino - sono papà di due bambine, Irene e Miriam, 11 e 13 anni. Irene, la più grande, è ginnasta ritmica. La sua palestra si trova a settecento metri da casa. Andava e tornava sola, ora non più». Sì, siamo cambiati: anche se magari non ce ne rendiamo ancora conto.

Abbiamo imparato, stiamo imparando, a non dare nulla per scontato. Abbiamo capito che il dramma è dietro l'angolo, il nostro angolo, non quello degli altri. Nessuno di noi può neppure immaginare il dolore che ha sconvolto le due famiglie, quella della piccola Yara e quella del giovane Daniel.

Lei era uscita di casa per andare in palestra, lui per un sabato sera in compagnia degli amici di sempre. Nessun dubbio, nessun sospetto: qualunque genitore avrebbe detto «Ciao, ci vediamo dopo». Yara ha incontrato sul suo cammino un pazzo assassino, Daniel ha incontrato un tarlo che, con il senso di colpa, lo ha travolto da dentro.

Due tragedie diverse, entrambe incomprensibili. Due drammi che scaveranno a lungo, anche dentro di noi. Perchè quando finisce la speranza restano soltanto dolore e lacrime.

Roberto Clemente

r.clemente

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