Lunedì 21 Marzo 2011

Boschi orobici abbandonati
E compriamo all'estero la legna

Boschi orobici poco sfruttati e abbandonati. Perché tagliare legna dalle nostre parti è poco remunerativo. I boschi sono poco accessibili, le imprese boschive autorizzate sempre meno – una ventina – e il legno che serve a segherie o all'unica centrale a biomassa oggi funzionante in Bergamasca – quella di Sedrina – arriva prevalentemente da fuori provincia. Quello delle segherie anche dall'Est Europa o dalla Grecia. Boschi abbandonati (a cui si aggiunge lo spopolamento), quindi, col rischio, dietro l'angolo, del dissesto idrogeologico (leggi «frane e alluvioni»).

L'allarme arriva da Confagricoltura ma anche dai tre Consorzi forestali oggi attivi nella Bergamasca, quello dell'alta Valle Brembana, quello dell'Alto Serio e quello della Presolana. I dati forniti da Confagricoltura, in quello che l'Onu ha dichiarato Anno internazionale delle foreste: il territorio bergamasco è per il 40% coperto da boschi (circa 108 mila ettari), con le aree montane e pedemontane che presentano un indice di boscosità del 53%. Si tratta di boschi in prevalenza di latifoglie (71 mila ettari, ovvero il 25% del territorio provinciale) e di conifere (24 mila ettari, il 9%). Ma gran parte di questo bosco, circa due terzi, è in pratica inutilizzato. I costi, in poche parole, sono troppo alti e la concorrenza del legname che arriva dall'estero, difficilmente affrontabile. Così le segherie preferiscono rivolgersi appunto a chi vende a prezzi inferiori.

Tra i motivi per cui il nostro legname è poco competitivo rispetto alle produzioni provenienti da altri Paesi europei o extra-europei c'è sicuramente l'estrema parcellizzazione delle proprietà boschive. Al contrario una gestione congiunta di vaste aree boschive, quindi con l'adesione, per esempio, ai Consorzi forestali dei proprietari più piccoli, consentirebbe una politica più coordinata e organizzata e quindi più adeguata.

Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo del 21 marzo

fa.tinaglia

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