Venerdì 22 Aprile 2011

Morì nel crollo del cavalcavia
Due condanne, 4 assoluzioni

Due condanne e quattro assoluzioni per il crollo del cavalcavia di Capo di Ponte (Brescia) in cui il 27 giugno del 2005, durante il collaudo della struttura, morì Gianfranco Bariselli Maffignoli, camionista di 55 anni di Costa Volpino. L'autista era su uno dei camion che stavano effettuando le prove di carico per valutare la stabilità del cavalcavia lungo la variante della statale 42.

Il collegio della seconda sezione penale del tribunale di Brescia ha condannato in primo grado a tre anni Pietro Corona, amministratore unico dello studio a cui l'Anas affidò il progetto, l'elaborazione e le prove di carico del viadotto; e a due anni Fabrizio Cardone, direttore dei lavori nominato dall'Anas per il completamento della superstrada. Corona è stato dichiarato interdetto dai pubblici uffici per 5 anni, ma la pena è stata condonata; così come la sospensione condizionale è stata concessa anche a Cardone.

Le imputazioni erano disastro colposo, omicidio colposo e lesioni colpose.
A carico dei due imputati anche il risarcimento all'Anas che si è costituita parte civile. La vedova e i figli della vittima, parte civile in avvio di processo insieme ai camionisti feriti, hanno invece ottenuto un risarcimento extragiudiziale e sono usciti dal processo.

I giudici hanno invece assolto Nicola De Riso Carpinone, presidente della commissione di collaudo dell'Anas, Roberto Lucietti e Filippo Rubino, membri della commissione e Ivan Collino, coordinatore delle operazioni di collaudo (per quest'ultimo aveva chiesto l'assoluzione anche il pm Michele Stagno). La sentenza è arrivata dopo una lunga camera di consiglio, durata poco meno di nove ore, e un lungo processo, iniziato il 12 novembre del 2009 e riavviato nel febbraio del 2010 per il trasferimento del presidente del collegio. In abbreviato, nell'aprile dello scorso anno, era già stato assolto Giuseppe Graffi, progettista del viadotto.

Durante il processo i consulenti di parte avevano concordato che il cavalcavia era crollato per un «vizio occulto», un problema strutturale individuato nel baggiolo dell'appoggio su uno dei pilastri che reggevano lo svincolo della superstrada, mentre i periti nominati dai giudici avevano rilevato che il crollo dipese anche dalle modalità con cui vennero effettuate le prove di carico.

a.ceresoli

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