2017, l’anno del robot tutto italiano Ecco il maggiordomo che avremo a casa

2017, l’anno del robot tutto italiano
Ecco il maggiordomo che avremo a casa

Potrà portarvi il caffé a letto, riordinare gli sgabuzzini e i magazzini e finirà, prima o poi per portarvi a spasso il cane nelle serate d’inverno quando piove.

Non ha le forme di «Caterina», la robot che pretende il rispetto dovuto alle donne nel film di Alberto Sordi «Io e Caterina», e c’è da sperare che non ne assuma nemmeno l’autonomia decisionale o il carattere, ma sarà efficientissimo e infaticabile. Si chiama R1-your personal humanoid, una piattaforma tutta italiana: è il primo robot dell’Iit pensato specificatamente per diventare un collaboratore sia in ambito domestico che professionale.

Un particolare di R1

Un particolare di R1
(Foto by ANSA)

Certo non avrà gli occhioni di iCub, il robot con il volto da bambino che ha fatto impazzire il mondo e che è destinato a raffinati ambiti di ricerca, né il suo sorriso ma, quando grazie al coinvolgimento di investitori privati entro il 2017 verrà realizzato il modello di produzione e commercializzazione su larga scala, sarà un perfetto maggiordomo, un impeccabile assistente alle vendite, un esperto receptionist oppure un efficiente infermiere o un’abile guida. Insomma un umanoide personale da adibire alle più svariate mansioni che potrà espletare grazie alla pelle artificiale di cui sono ricoperte le sue mani e gli avambracci e che gli consente di avvertire l’interazione con gli oggetti che manipola.

L'Istituto italiano di tecnologia di Genova ha «dato alla luce» R1-your personal humanoid: pesa circa 50 kg e è realizzato per il 50% in plastiche e per il 50% in fibra di carbonio e metallo

L'Istituto italiano di tecnologia di Genova ha «dato alla luce» R1-your personal humanoid: pesa circa 50 kg e è realizzato per il 50% in plastiche e per il 50% in fibra di carbonio e metallo
(Foto by ANSA)

Un’opera d’arte: alta tecnologia, hardware e software sono stati sviluppati insieme. Idea che tramite la scienza si fa materia per servire l’uomo. Alto 125 centimetri con possibilità di estendersi fino a 140 centimetri, R1 ha un’autonomia di 3 ore e si ricarica attraverso una semplice presa elettrica. Non ha il visetto impertinente di iCub: proprio per le sue destinazioni d’uso scienziati e tecnici di Iit previo consulto con gli psicologi hanno deciso di dotarlo di un «volto» sì funzionale ma meno da «bambino» perché potrebbe essere intollerabile far agire «un bambino» con i malati o fargli portare pesi.

R1 avrà un volto costituito da uno schermo Led le cui facce stilizzate daranno al robot espressioni utili alla comunicazione non verbale. Brevettato da Iit, lo schermo ospita i sensori per la visione con 2 telecamere stereo e uno scanner 3D, 1 accelerometro e 1 giroscopio per l’equilibrio, altoparlanti e microfono per la generazione e la percezione del suono. R1 ovviamente ha un cuore: 3 computer che governano le sue capacità, una scheda wireless che gli consente di collegarsi a internet e a scaricarsi gli aggiornamenti per il software.

Un particolare di R1

Un particolare di R1
(Foto by ANSA)

R1 ha parti open source che gli consentono di beneficiare della collaborazione della community che opera intorno alla robotica umanoide di Iit. Infine le «gambe»: si muove su ruote e raggiunge una velocità di 2 km/h. R1 è figlio di una giovane squadra di scienziati di Iit, 22 tra ingegneri meccanici, elettronici e softwaristi coordinati da Giorgio Metta. Il team dei creativi comprende 12 persone di 5 nazionalità diverse e sono guidati da Andrea Pagnin. Una squadra che ha «messo al mondo» un umanoide unico nel suo genere, con importanti potenziali ricadute a livello nazionale e internazionale. E meno male che viaggia su ruote, altrimenti avrebbero davvero potuto chiamarlo «Jeeves».

L’apparato interno di R1

L’apparato interno di R1
(Foto by ANSA)


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