Venerdì 03 Giugno 2011

L'anniversario: 48 anni fa
moriva Papa Giovanni XXIII

Nel tardo pomeriggio di 48 anni fa - il 3 giugno 1963 alle ore 19,49 - moriva Papa Giovanni XXIII, il Papa della bontà, del Concilio, della carezza ai bambini. Il ricordo di quel giorno è ancora impresso nella memoria di moltissimi, degli anziani e anche dei giovani che hanno conosciuto il pontefice attraverso le immagini televisive.

Il suo paese natale Sotto il Monte è meta continua di pellegrini che ripercorrono le orme giovannee, sostando alla casa natale, alla chiesa del battesimo di Brusicco, alla residenza di Camaitino - oggi museo - alla chiesa parrocchiale e al santuario della Madonna delle Caneve.

Giovanni XXIII, nato Angelo Giuseppe Roncalli (Sotto il Monte, 25 novembre 1881-Città del Vaticano, 3 giugno 1963), è stato il 261º vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica (il 260º successore di Pietro). Fu eletto Papa il 28 ottobre 1958 e in meno di cinque anni di pontificato riuscì ad avviare il rinnovato impulso evangelizzatore della Chiesa Universale. È stato beatificato da Papa Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000.

Uno dei più celebri discorsi di papa Giovanni, forse una delle allocuzioni in assoluto più celebri della storia della Chiesa, è quello che ormai si conosce come «il discorso della Luna». L'11 ottobre 1962, in occasione della serata di apertura del Concilio, piazza San Pietro era gremita di fedeli che, se pur non comprendendo a fondo il valore teologico dell'avvenimento, ne percepivano la storicità, la fondamentalità, la difficoltà, ed erano nel luogo che simboleggia il cattolicesimo, la piazza appunto.

A gran voce chiamato ad affacciarsi, cosa che non si sarebbe mai immaginata possibile richiedere al Papa precedente, Roncalli davvero si sporse, a condividere con la piazza la soddisfazione per il raggiungimento del primo traguardo: si era arrivati ad aprirlo, il Concilio. Il discorso a braccio fu poetico, dolce, semplice, e pur tuttavia conteneva elementi del tutto innovativi.

Nel momento che avrebbe dato un nuovo corso alla religione cattolica, con un richiamo straordinario salutò la Luna: «Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. Qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la Luna si è affrettata stasera, osservatela in alto, a guardare a questo spettacolo».

Govanni XXIII salutò i fedeli della sua diocesi (il Papa è anche il vescovo di Roma), e si produsse in un atto di umiltà forse senza precedenti, asserendo tra le altre cose: «La mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi, diventato padre per volontà di Nostro Signore, ma tutti insieme paternità e fraternità e grazia di Dio (..) (...)».

«Facciamo onore alle impressioni di questa sera, che siano sempre i nostri sentimenti, come ora li esprimiamo davanti al Cielo, e davanti alla Terra: Fede, Speranza, Carità, Amore di Dio, Amore dei Fratelli. E poi tutti insieme, aiutati così, nella santa pace del Signore, alle opere del Bene».

E, sulla linea dell'umiltà, impartì un ordine da pontefice con il parlare di un curato: «Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza».

Il Papa ora viveva con la piazza dei fedeli, ne condivideva la serata di fine estate, ne partecipava la sofferenza e la «maraviglia» per quella Luna inattesa; la Chiesa era davvero molto più comunitaria di quanto non fosse mai stata in passato. I fedeli avevano il Papa fra loro, con loro. Proprio ciò per cui il Concilio era stato voluto.

m.sanfilippo

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