Sabato 04 Giugno 2011

Da Calcinate alla Mongolia in jeep
per conoscere gli uomini renna

Sabato mattina all'alba il calcinatese Gianni Capoferri è partito per un viaggio che lo terrà distante dalla famiglia per oltre due mesi, alla volta della Mongolia, una delle mete ritenute dal National Geographic tra le più affascinanti del pianeta, «dove tutto sembra remoto ed estremo ma anche accogliente e familiare».

A bordo di un'attrezzata Land Rover Defender, percorrerà circa 30.000 chilometri (13.000 sia all'andata che al ritorno, più altri 4/5.000 nell'entroterra); sarà affiancato in quest'esperienza da Franco Agnelli, 71 anni di Torino che, come Gianni è esperto esploratore. Gianni, titolare di un'officina di torneria meccanica in pensione dall'ottobre scorso, compirà 57 anni in viaggio domenica 6 giugno.

«La passione per il turismo avventuroso - ha dichiarato - mi è nata da giovane. Nel 1975 ho compiuto il mio primo viaggio in solitario, avevo 21 anni e mi sono messo al volante della mia Citroen Dyane 6 alla volta della Turchia». A primo viaggio «iniziatico» ne sono poi seguiti altri, anche con la fidanzata Graziella, che sarebbe poi diventata la sua attuale moglie. I coniugi hanno attraversato nel 1983 il Sahara, Gianni ha poi compiuto qualche viaggio per l'Europa negli anni successivi. Ha partecipato alla Parigi Dakar nel '90 e al Rally dei Faraoni circa cinque anni fa.

L'attende la Mongolia, la sua prima esplorazione da pensionato: «Ho iniziato a progettare questo viaggio due anni fa. All'andata fino agli Urali saremo con altri quattro equipaggi, tutte persone esperte di varie zone d'Italia; passeremo per la Germania, Polonia, Lituania, entreremo a Mosca e, raggiunto il confine della Russia europea, proseguiremo io e Franco mentre gli altri faranno dietro front. Percorreremo la Transiberiana e dalla Siberia scenderemo in Mongolia; visiteremo la capitale Ulan Bator e ci inoltreremo nel deserto del Gobi, dove sono stati rinvenuti resti di
dinosauri».

Sul motivo che l'ha spinto a scegliere questa meta Gianni precisa: «Lo scopo è trascorrere del tempo a contatto con i nomadi pastori che vivono nelle yurte, i discendenti degli antichi guerrieri di Ghengis Khan. La mia grande speranza è quella di poter incontrare al nord la tribù Tsaatan, gli "uomini renna": sono in circa 300 e vivono in simbiosi con le renne. Per raggiungere questa zona abbastanza impervia, dovremo compiere dei tragitti a piedi e a cavallo».

I mongoli sono prevalentemente buddisti, una piccola parte musulmani: «Visiteremo anche il villaggio di Arvaikheer, che ospita i missionari della Consolata» precisa Gianni. Che non teme rischi «perché i mongoli sono un popolo, anche se qualche incognita è rappresentata dalla Siberia e, al ritorno, dal Kazakhstan. In viaggio, come veri Indiana Jones, si serviranno solo di bussola, cartine e satellitare in caso di soccorso.

«A parte l'esperienza, ci portiamo scorte di viveri, acqua e carburante: ci serviremo dell'ausilio di guide del posto e per il resto vivremo tra la gente».
Al suo rientro Gianni, che con Graziella ha quattro figli, diventerà nonno del suo primo nipote: a tutti avrà tanto da raccontare e chissà che non riesca anche nel tentativo di tramandare la passione ai giovani della famiglia.

Gloria Belotti

m.sanfilippo

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