Sabato 01 Ottobre 2011

Il pastore di Ardesio invade il Duomo
Con le sue pecore attore in un film

Il gigante buono conquista la città. È l'alba e Milano si sveglia nel bel mezzo di una favola. Non è mai deserta, Milano, nemmeno alle sei del mattino, quando l'aria ti pizzica le guance e i profumi sono più puri. Sabato Milano (la città più vera e simbolica che ci sia, quella di piazza Duomo) s'è svegliata con un popolo diverso ad abitarla. Erano le pecore dell'ultimo pastore nomade della Bassa, Renato Zucchelli. Che, però, è di Valcanale, frazione di Ardesio.

Abituato a guardare dritto negli occhi le stelle, più che i neon della pubblicità, Renato il pastore s'è ritrovato catapultato nella city che non si ferma mai. Non ci era mai stato prima in vita sua, in quel caos che all'alba ancora non si svela del tutto. Ieri il debutto, per girare l'ultima scena di un film, «L'ultimo pastore».

L'ha girato per amicizia, più che per contratto. «Ormai avevo dato la parola al mio amico», dice a schermirsi di essere lui, pastore d'altri tempi, il protagonista della pellicola. Per di più, un film tutto su di lui, il gigante buono che scende dalle valli e si mangia la città. Emozionato? Per lui risponde il regista de «L'ultimo pastore», l'«amico» Marco Bonfanti: «Molto emozionato: voleva fare bella figura».

In piazza Duomo il copione prevedeva l'incontro del pastore con un centinaio di bambini. E l'innocenza si è trovata riflessa, distillato puro di poesia uscito dall'alambicco di una calda mattina d'autunno. Zucchelli, trent'anni dei suoi 47 a pascolare le greggi, prima delle sei era lì puntuale in piazza Duomo con i suoi 700 capi, qualche asino e parecchi cani pastore. Sono la sua vita, ma sabato mattina quella non era la vita di sempre.

Sotto i piedi e le zampe i lastroni di pietra, non le zolle umide di terra. I colori dell'alba, quelli sì, erano gli stessi della sua Valcanale. Così l'attore per caso ha preso il coraggio in mano e via, la traversata è incominciata, le pecore hanno dettato il ritmo. Disorientate pure loro, col muso incollato alle vetrine delle banche si sono pure affacciate in galleria Vittorio Emanuele.

Roba d'altri tempi e spazi, dentro la Milano del potere. Che s'è riscoperta al centro di una fiaba antica, calata da chissà quale valle. Per lasciare campo libero al gregge, i vigili meneghini hanno pure bloccato per l'intera mattina l'uscita «Duomo» della metropolitana. E così i lastroni di pietra che da piazza Cordusio portano alla galleria Vittorio Emanuele erano tutti per loro, le special guest in carne e lana.

Marta Todeschini

m.sanfilippo

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