Giovedì 16 Febbraio 2012

Yara, il pm dà l'autorizzazione:
materiale investigativo ai genitori

Il pm Letizia Ruggeri ci ha ripensato. Ha riconsiderato la sua decisione di negare alla parte offesa l'accesso agli atti sul delitto di Yara e ha messo a disposizione del consulente della famiglia Gambirasio le carte che raccontano il lavoro di investigazione scientifica fin qui svolto dagli inquirenti.

Lo ha fatto martedì, il giorno prima di una camera di consiglio da cui si sprigionavano pronostici sfavorevoli. Il gip Vincenza Maccora era chiamato all'insolita (rare le volte nelle quali l'accusa ha proibito la consultazione dei fascicoli ai legali delle vittime) decisione sull'opposizione che l'avvocato Enrico Pelillo era intenzionato a presentare contro il diniego del sostituto procuratore. Non ce n'è stato bisogno, la situazione si è appianata dopo un incontro tra le parti, «improntato alla fiducia e alla massima collaborazione», come assicura il legale dei Gambirasio.

È successo che l'avvocato Pelilllo, pare su suggerimento della stessa Ruggeri, abbia reiterato la richiesta di accesso agli atti e che questa volta il pm abbia detto sì (pur secretando il fascicolo) nel giro di qualche ora, lo stesso tempo che a gennaio ci aveva impiegato per sfornare la decisione opposta. Dunque, ieri mattina, il legale è arrivato dal gip con una posizione completamente ribaltata rispetto a quanto annunciato: l'istanza di rinuncia all'opposizione. Sulla quale ora il giudice Maccora s'è riservato di decidere, anche se pare di intuire che non ci saranno colpi di scena. Via libera, allora, ai microscopi di Giorgio Portera, ex tenente del Ris di Parma, il biologo forense ingaggiato dalla famiglia Gambirasio. Che in un primo momento si limiterà ad analizzare le relazioni in tema di autopsia, dna e profili genetici repertati sugli abiti di Yara. «Non abbiamo chiesto altri atti che non siano quelli riguardanti le investigazioni scientifiche - precisa Pelillo -. Dunque, non ci interessano intercettazioni e altri documenti dell'inchiesta».

Ieri il sostituto nei corridoi della Procura s'è abbandonato a una confidenza: «Non volevo che gli atti uscissero da qui perché le fughe di notizie rischiano di danneggiare l'indagine. E anche per una sorta di pietas nei confronti di Yara. Nel fascicolo c'è materiale delicato e ho visto che in altri casi di un certo clamore mediatico c'è la tendenza ad andare in tv a parlare di cose scabrose, con consulenti e avvocati che si presentano in studio con gli atti».

fa.tinaglia

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