Sabato 28 Aprile 2012

Valanga travolge un alpinista
Moro lo soccorre sull'Everest

Che volo! Anzi: che voli. Prima quello di 300 metri provocato dall'onda d'urto della valanga, poi l'altro, meno traumatico e decisamente più fortunato in elicottero: Everest (campo uno), Kathmandu. Alla fine lo sherpa coinvolto venerdì 27 aprile nel brutto incidente sulle pendici della montagna più alta della terra, se l'è cavata con tre costole rotte e la lesione di una vertebra.

Un bilancio che avrebbe potuto essere molto più drammatico e che, invece, si è risolto per il meglio grazie anche e soprattutto a Simone Moro che da un paio di settimane si trova al campo base della stessa montagna. Esperto di soccorsi «aerei», l'alpinista bergamasco - che ha ottenuto il brevetto di pilota d'elicottero ormai cinque anni fa -, ha subito intuito l'esigenza di allertare un velivolo.

«Quando ho visto le dimensioni davvero imponenti della valanga - racconta Moro - ho pensato fosse meglio allertare il collega Maurizio Folini, guida alpina di Teglio con cui mi alterno in questo genere di operazioni. Alla fine il bilancio si è rivelato fortunatamente meno drammatico di quello che avrebbe potuto essere, il ritrovamento in un crepaccio dell'alpinista nepalese ha comunque reso necessario l'intervento del mezzo aereo».

Folini è così arrivato al campo base e, dopo aver caricato Moro, si è recato a campo 1: «Conosco bene la montagna e le zone in cui puoi atterrare - aggiunge lo scalatore orobico - così ho guidato Maurizio alla “piazzola” di campo uno, abbiamo prelevato il ferito e siamo tornati al base».

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m.sanfilippo

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