Giovedì 07 Giugno 2012

La 'ndrangheta allunga i tentacoli
Bergamo base d'appoggio dei clan

I tentacoli allungati su una importante azienda edile per arrivare magari ad accaparrarsi i lavori dell'Expo e del ponte sullo Stretto di Messina, se mai si farà. E poi la morsa soffocante dell'usura per fare soldi, da aggiungere a quelli degli appalti, ma anche per tenere sotto scacco il territorio. Le cosche della 'ndrangheta, radicate ormai in pianta stabile in Lombardia, non si accontentano di presidiare Milano e hanno invaso coi loro traffici tutte le province che gravitano attorno.

E pure Bergamo non si è salvata. Nelle motivazioni della sentenza del maxi processo milanese, che lo scorso novembre ha portato a 110 condanne infliggendo ai boss un totale di oltre mille anni di carcere, i riferimenti al capoluogo orobico sono tanti. La città ne esce come base d'appoggio dei clan e terra di espansione.

«Pasquale vedi che dobbiamo prendere questa Bergamo». A parlare, nel gennaio 2009, intercettato dagli investigatori, è Michele Oppedisano, una quarantina d'anni, presunto affiliato alla cosca di Erba (Como) che, chiacchierando col suo capo, Pasquale Varca, condannato a 15 anni, dopo una burrascosa riunione tra boss, lo sprona nell'impresa di puntare su «questa Bergamo».

Il riferimento, come si legge nelle motivazioni firmate dal gup di Milano Roberto Arnaldi e diventate una sorta di «summa» della presenza della mafia calabrese al Nord, è all'azienda «Bergamo Scavi». Alla 'ndrangheta lombarda infatti, come documentato dalla sentenza che ha accolto l'impianto accusatorio della Dda guidata da Ilda Boccassini, il business dell'edilizia interessa molto, soprattutto quello del movimento terra.

Un altro presunto boss, Vincenzo Mandalari, in una telefonata guardava al futuro in questi termini: «Perchè se tu sogni (...) che tutto l'Expo di Rho pensi di farlo tu! Allora hai sbagliato a sederti con noi. Perchè noi non stiamo pensando a questo! Noi stiamo pensando ad andare a mettere i chiusini invece! (...) Adesso ti faccio l'esempio, di fare il ponte fra Reggio Calabria e Messina (...) io non miro al ponte, magari se mi danno la pulizia del ponte mi interessa!». Ossia lavori più «piccoli» nelle grandi opere, per avere meno controlli e soldi sicuri. Sul territorio intanto bisogna anche far sentire la pressione. In questo caso ad agire è un'altra cosca, la «locale», così si chiamano in gergo 'ndranghetista, di Legnano, che dalla periferia milanese spazia verso Bergamo.

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e.roncalli

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