Lunedì 24 Settembre 2012

Italia «maglia nera»
per la qualità dell'aria

L'aria che si respira in Italia non è buona, anzi, è tra le peggiori, se non la peggiore, in Europa. Non solo per i tempi di crisi. La maglia nera è arrivata senza appello dall'ultimo rapporto dell'Agenzia Ue per l'ambiente sul periodo 2001-2010, da cui emerge un quadro sconfortante per la salute degli italiani, soprattutto per chi abita al Nord.

Il Belpaese ha infatti sforato i limiti Ue per il particolato, l'ozono e il monossido di carbonio, ma anche per il nickel e il benzene. Dati alla mano, l'Italia è infatti tra i paesi Ue che nel 2010 hanno «superato più spesso» il valore limite annuale per le Pm10, e «le concentrazioni di polveri sottili (Pm2.5) sono state più alte del valore obiettivo annuale».

Record in negativo anche per il monossido di carbonio e sul fronte dell'ozono, dove nel 2010 i valori europei più alti sono stati registrati nell'Italia settentrionale. Bruxelles è quindi «preoccupata», in particolare per «città come Milano, Novara e Bergamo» andate «oltre i limiti di ozono, polveri sottili e altri inquinanti». Questo comporta, ha messo in chiaro la direttrice dell'Agenzia Ue dell'Ambiente Jaqueline McGlade, «una responsabilità speciale» da parte di quest'area non solo in materia di controllo delle emissioni industriali ma anche di interventi a favore di piani urbani, trasporti locali, trasporto merci e ferrovie sostenibili.

Una necessità che ha ammesso lo stesso ministro dell'Ambiente Corrado Clini, secondo cui «l'Italia ha bisogno di una politica per la mobilità sostenibile che non abbiamo ancora», con la riduzione del traffico privato, il potenziamento dei servizi pubblici e la promozione di forme di mobilità alternativa come biciclette o auto elettriche. Perchè il vero problema, ha ricordato la direttrice dell'Agenzia Ue, sono i «costi reali, della salute umana» che sono «sul tavolo insieme ai costi per le merci».

Secondo i dati Ue, l'81% dei cittadini europei è esposto a livelli di inquinamento più elevati rispetto ai limiti raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità, con costi in termini di salute «fra i 200 e 300 euro l'anno». La colpa della situazione in Italia, però, accusano Coldiretti e Cia, è anche della «cementificazione selvaggia» della campagna, dove sono stati sottratti terreni all'agricoltura, e delle città, dove c'è poco verde in funzione anti-smog.

Si fa infatti «ancora troppo poco per arginare il problema», ha sottolineato Legambiente, secondo cui è «possibile» trovare una soluzione ma solo con «più coraggio da parte degli amministratori, e più responsabilità da parte dei cittadini».

E «politiche nazionali» con il tanto atteso piano per la qualità dell'aria è quel che chiede per esempio la Regione Emilia Romagna, constatando l'inefficacia di azioni intraprese solo a livello locale. Nel frattempo a muoversi sarà comunque l'Europa: arriverà tra un anno il giro di vite sui limiti Ue per gli inquinanti, particolato incluso. E il 2013 sarà anche l'Anno europeo dedicato alla qualità dell'aria.

a.ceresoli

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