Sabato 27 Ottobre 2012

Dalla galleria Carvico-Villa d'Adda
«materiali in 2 discariche abusive»

Si trovano uno a Carvico e uno a Villa d'Adda i terreni agricoli dove, secondo le accuse, le imprese del gruppo Locatelli smaltirono abusivamente parte del materiale proveniente dallo scavo per la realizzazione della galleria lungo la variante, grande opera commissionata dalla Provincia di Bergamo e inaugurata nel 2007.

Materiale che, stando all'interpretazione degli inquirenti, è da considerarsi composto da «rifiuti speciali». Il quantitativo, secondo chi ha svolto le indagini, fu posizionato in due terreni agricoli in accordo con i proprietari: 20 mila metri cubi a Carvico, 25 mila a Villa d'Adda. Questo ha dato origine – annotano gli inquirenti negli atti dell'inchiesta – in entrambi i casi a «discariche non autorizzate».

L'indagine dei pm Franco Bettini e Laura Cocucci nasce a Bergamo. Dopo l'arresto dell'imprenditore Pierluca Locatelli (30 novembre 2011) per la vicenda del presunto traffico di rifiuti sotto l'autostrada Brebemi e la presunta corruzione nell'affare della discarica di amianto a Cappella Cantone, i magistrati bergamaschi avviarono una serie di verifiche su altre attività svolte dal gruppo imprenditoriale di Grumello del Monte.

Fra queste, c'era il conferimento di materiale a riempimento di una frana nel cantiere per la realizzazione del nuovo parcheggio alla Fara, in Città Alta. Arpa e Corpo Forestale dello Stato fecero un sopralluogo tecnico, riscontrando tracce di cromo e arsenico, contenute entro i limiti se si considera l'area a destinazione commerciale (come può essere inteso un parcheggio), ma fuori soglia se si considera l'area inserita in un contesto ambientale particolare, come il Parco dei Colli. Successive indagini furono mirate a stabilire la provenienza del materiale.

Secondo gli inquirenti, si trattava di materiale proveniente dallo scavo per la realizzazione della galleria lungo la variante Carvico-Villa d'Adda.
A questo punto le indagini sono state estese anche a quell'ambito.

Tutto su L'Eco di Bergamo del 27 ottobre


r.clemente

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