Giovedì 01 Novembre 2012

«Salviamo la città greppiana»
Università e Comune si alleano

Facoltà di Ingegneria e Comune insieme per salvaguardare le origini greppiane di Dalmine. La storia di una città passa non solo dalla storia delle persone che ci vivono, ma anche degli edifici che la compongono. Dalmine in questo senso ne è la conferma.

La sua storia è la storia delle sue strade, dei suoi quartieri, dei larghi viali alberati, è quella di una città nata intorno a una fabbrica, l'allora Società anonima stabilimenti Dalmine, ora Tenaris. Una città pensata e realizzata da Giovanni Greppi, architetto milanese, che ha firmato tra gli anni '20 e '40 del Novecento quasi tutte le opere più importanti: il municipio, la chiesa di San Giuseppe, la fontana monumentale, i quartieri Garbagli e Leonardo da Vinci (le ville per i dalminesi), il dopolavoro, la casa di riposo, il palazzo della direzione della Società Dalmine, la mensa operai ora biblioteca. Un patrimonio che deve essere preservato. Da questa idea è nato due anni fa il progetto «Valorizzazione della città greppiana» portato avanti dalla Facoltà d'Ingegneria in collaborazione con l'amministrazione comunale.

«Quartieri come il Garbagni, la zona delle Ville, il centro stesso, hanno una propria identità e riconoscibilità sia dal punto di vista estetico che architettonico – spiega l'assessore all'Urbanistica Fabio Facchinetti – ma spesso, soprattutto negli ultimi anni, questo viene messo in secondo piano di fronte alle esigenze dei singoli individui». Quartieri con le case dai tetti uguali, le siepi, i folti alberi e i cancelli verdi hanno assunto nuove caratteristiche, con colori o altezze diverse, box che rovinano le simmetrie, griglie e tetti dalle forme differenti. «Ognuno è padrone in casa propria di fare tutto ciò che vuole, basta che si attenga alla legge – continua –, ma con il tempo si rischiava di snaturare la vera natura dei quartieri. Vogliamo rovesciare le priorità. Abbiamo un patrimonio storico, architettonico e urbanistico di inestimabile valore da conservare, ma non da soli, insieme ai cittadini che ci abitano».

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e.roncalli

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