Domenica 18 Novembre 2012

Attenzione: bidoni e nanetti
Sono gli autovelox europei

Autovelox, photored, sorpassometri, autobox, speed check, telelaser, rosso-stop e safety tutor. Per misurare la velocità e sanzionare i trasgressori sono stati introdotti marchingeni a non finire. Eppure sulle strade non circolano solo novelli Schumacher o emuli di Biaggi, che talvolta finiscono la loro pazza avventura dalla corsia di un rettilineo direttamente a quella di un reparto ospedaliero di ortopedia.

Ultimamente vanno molto di moda gli speed check, totem arancione (antinebbia e forse anche un po' antiestetici?) installati soprattutto su strade comunali. Paolo Goglio è il presidente dell'associazione «Noi Sicuri» che dal 2007 promuove l'installazione degli speed check.

La Sibestar di Torre Boldone ne ha venduti a decine in 300 Comuni d'Italia. Nella nostra provincia dal giugno 2010 ad oggi i totem sono stati acquistati da 30 amministrazione comunali, la prima è stata Seriate e complessivamente sono circa 170 le colonnine arancione disseminate nella Bergamasca.

Autovelox e speed check non sono una prerogativa italiana. Ma cosa accade all'estero? Ciò che cambia rispetto all'Italia è la forma più che la sostanza. Lo dicono le immagini che girano su internet (si veda http://emax.poigps.com) scattate sulle strade d'Europa e del mondo che evidenziano una certa creatività e fantasia.

Qui i dissuasori hanno sembianze umane o di oggetti disparati. Si va dalle sagome di poliziotti, carabinieri e vigili urbani con tanto di telelaser che da lontano appaiono reali (qualche esempio c'è anche in Italia) allo speed check nascosto in una sorta di gigantesco formaggio svizzero che pare più una pubblicità.

O dal radar zwerg (che significa nano) con tanto di sembianze di Brontolo all'autovelox versione natalizia nascosto in un pacco regalo (ma potrebbe trattarsi di uno scherzo). In Olanda ne sono stati rintracciati alcuni celati in bidoni della spazzatura. In altri Paesi si punta ancora ad ingannare l'occhio con disegni sull'asfalto di bambini che giocano a palla o di enormi buche trompe l'oeil.

Ci sono poi le versioni fai da te. Come quella di una donna asiatica che, stanca di veder sfrecciare auto come bolidi davanti a casa sua, ha pensato bene di mettere il manichino di una donna in bikini scambiato da tutti per vera con l'effetto però di aver fatto aumentare gli incidenti, in particolare i tamponamenti.

Altri dissuasori appaiono più convincenti: sono quelli che indicano il numero di morti su quella strada o i giorni che si potrebbero trascorrere in un letto d'ospedale se si oltrepassasse il limite di velocità. Tutti sistemi che – per quanto camuffati o malcelati – sono comunque preceduti a qualche centinaia di metri dal cartello che ne indica la presenza.

Per l'automobilista si apre così la caccia all'autovelox. Dov'è? L'ho già superato? La prudenza in ogni caso non è mai abbastanza. Noi la pensiamo come Milan Kundera che in una sua celebre opera ha scritto: «C'è un legame stretto tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio». E anche gli automobilisti non dovrebbero dimenticarlo.

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m.sanfilippo

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