Domenica 02 Dicembre 2012

I maestri delle piöde: arte e fatica
Spaccapietre anche un laureato

Lavorano a cielo aperto, anche a più di 1.600 metri di altitudine, da oltre quattro secoli. E il 4 dicembre, giorno dedicato alla loro patrona Santa Barbara, segna anche il termine della stagione lavorativa. Sono i cavatori di ardesia dell'alta Valle Brembana, meglio conosciuti come i piöder.

Attualmente sono attive quattro ditte e vi lavorano 47 dipendenti: a Branzi la cooperativa San Pantaleone (16 cavatori) e la Deca srl (7), mentre a Valleve la ditta Curti&Bianchi (10) e la cooperativa Ceav (14). La lavorazione dell'ardesia è tuttora eseguita a mano: l'abilità dei piöder sta in colpi decisi ma morbidi, portati sulle lastre di pietra con un martello a punta.

«Per l'escavazione, da circa vent'anni si utilizzano macchinari all'avanguardia - racconta Angelo Cattaneo, 76 anni di Valleve, cavatore per 37 –, ma negli Anni Sessanta era un lavoro esclusivamente manuale: per fare un foro lungo tre metri nella roccia, per inserire poi l'esplosivo, ci impiegavamo una giornata. Il lavoro cominciava alle 6,30 e i primi anni, quando non c'era la strada di collegamento alla cava, si rimaneva lassù a dormire in una baracca tutta la settimana. Il lavoro era duro, ma ne ero innamorato».

La stagione lavorativa dei piöder va da aprile-maggio a novembre e nella restante parte dell'anno la maggior parte svolge la propria attività negli impianti di risalita della zona. Tra i più giovani c'è Simone Eroini, 30 anni, laureato in giurisprudenza. «Da tre anni lavoro alla Ceav, fondata 52 anni fa da mio nonno e altri soci e nella quale ora è presidente mio papà - spiega il giovane cavatore -. La cooperativa cura tutti i passaggi, io alterno il lavoro in ufficio a quello in laboratorio e la giornata lavorativa è normale: comincia alle 8 e termina alle 17. È un lavoro fisicamente impegnativo, ma dà soddisfazioni».

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m.sanfilippo

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