Lunedì 11 febbraio 2013

La nuova moda a Bergamo
Con Mariagrazia è «SophieStique»

Due marchi che raccontano la sua vita. Quella prima di tutto di una donna che se l'è sempre cavata da sola. Poi di mamma, innamorata della sua Sofia. Mariagrazia Beni non è una ragazzina, non è una stilista emergente alla prima esperienza con i tessuti. I tempi delle bambole sono passati, ma si ricorda ancora la sua Susanna per la quale cuciva abitini dalle stoffe variopinte. Si ricorda anche quella passione, che partiva dalla pancia: «Un'abitudine, quasi maniacale, di associare colori, abbinare tonalità». Un gioco di bambina che è diventato poi un lavoro, che l'ha portata a disegnare abiti fluttuanti, capispalla architettonici, maglioni che cadono morbidi e che l'hanno fatta arrivare fino in Giappone.

Mariagrazia ora è una splendida cinquantenne avvolta in una maxi sciarpa grigia, che ha creato in via San Bernardino, a Bergamo, un piccolo mondo fatto di luce. Tanto bianco, un grande tavolo in legno, ferro e lana un po' ovunque e lei che cammina lenta tra i fili di una storia. Nata e cresciuta a Bergamo, parlano per lei SophieStique e M'gibi, i due brand che Mariagrazia pensa, disegna e fa produrre in laboratori della Lombardia, principalmente nel Cremonese. «SophieStique è nato nel 2008, in onore di mia figlia Sofia che oggi ha 24 anni. Dopo tanti anni di consulenza, ho preso coraggio e mi sono affacciata alla moda da solista». Non da inesperta, ma dopo tanto lavoro in aziende di moda della Lombardia dove Mariagrazia ha fatto da consulente: «Da ragazzina, mentre finivo l'artistico ho iniziato decorando a mano gli angoli delle tovaglie e delle lenzuola della Cassera - ricorda -. Da lì non mi sono più fermata: tanti anni in uno studio stilistico milanese, alla Fratelli Confalonieri di Filago dove mi occupavo di varianti e abbinamenti colore per le loro stampe». Anni tra i tessuti, tanta esperienza nel Comasco e nel Modenese, la scelta era stata quella di essere stilista free-lance, occupandosi anche di recente della collezione femminile per il brand bergamasco Capobianco: «Era come se non riuscissi a compiere l'ultimo passo, come se, lavorando per altri, mi sentissi più sicura». Ma la svolta arriva e nasce un brand dalle forme lineari, un prodotto di nicchia che racconta una donna femminile ma mai esibita, rigorosa e pulita, a tratti francese nella sua morbidezza.

Un po' Margiela, un po' Dries Van Noten, SophieStique si spiega in pantaloni dalle cuciture vive, dalle fodere viariopinte, dai dettagli di un'asola. È un turbinio di abiti a sacco, cappottini a uovo, tra i colori del grigio, del blu e del nero. Niente fantasie, a tratti la geometria compare nei giochi di colore: è un vestire urbano, multistrato, raffinato e mai banale. Mai eccessivo, che per la stagione in arrivo si amplia di corte giacche in lino e inserti di felpa, canotte in jersey, abiti morbidi di lino e cotone, forme orientaleggianti che si spandono delicate. «Da ottobre scorso ho creato un secondo brand, più "easy to wear" e l'ho chiamato come me, M'gibi: più dinamico, immediato, con tanta maglieria, t-shirt, pantaloni asciutti e abitini dalle linee fresche e casual». I due brand interagiscono, si completano l'uno con l'altro, per una collezione che in primavera si esprime in vestiti dagli inserti plissettati, cerniere a vista, rigati leggeri, qualche fantasia optical dal taglio etnico, garze, jersey e cotoni spalmati, lini dalle pesantezze diverse, il gioco infinito e sempre di moda del bianco e del nero. «SophieStique è in giro per il mondo, Tokyo, Osaka, Tel Aviv, anche in Finlandia, con una produzione di 3.600 capi per la prossima p/e - continua Mariagrazia -. M'gibi è solo a Bergamo, volutamente circoscritto tra gli antichi muri del borgo cittadino». Quasi in un abbraccio. Cammina da sola, Mariagrazia, finalmente. A farle compagnia un asterisco, che si trova nel logo di SophieStique e si moltiplica nel marchio di M'gibi. Qui, la grafica trasforma la stellina in una bacchetta magica, forse in una stella cometa. Ma a sentirla parlare, mentre racconta i suoi cappotti avvolgenti, i tessuti che sceglie accarezzandone la consistenza, mentre sfiora quegli abiti che raccontano un sogno da architetto non realizzato, quell'asterisco sempre un qualcosa ancora da dire, una sorta di post scriptum di ciò che verrà. E l'estate con i suoi profumi sembra più vicina.

Fabiana Tinaglia

fa.tinaglia

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