Mercoledì 20 Febbraio 2013

Cavernago, paese giovane
Vedeseta il più anziano

Bergamaschi sempre più anziani. Come l'Italia, d'altronde. Ma, nel complesso un po' più giovani rispetto ai cugini lombardi e a buona parte del resto del Bel Paese. E bergamaschi che, negli ultimi dieci anni sono andati aumentando. È la fotografia che emerge dal censimento 2011 della popolazione, i cui primi risultati sono stati resi noti il dicembre scorso dall'Istat.

Migliaia di dati su demografia e non solo, utili anche per capire chi siamo e dove stiamo andando. Iniziamo dalla popolazione: i residenti registrati nel 2011 erano 1.086.277, con un incremento rispetto al precedente censimento del 2001, ma un leggero calo se confrontati alla popolazione del 2010, quando i bergamaschi erano 1.098.277. Fino alle fasce d'età a 60 anni i maschi sono sempre in maggioranza, poi sono le donne a prendere il sopravvento per la loro maggiore longevità e, complessivamente, il gentil sesso supera i maschi di 14 mila unità (gli ultracentenari sono 192, solo 20 uomini).

Una curiosità: tra le sedicenni figura anche una sposata. Capitolo stranieri: ovviamente in aumento rispetto ad alcuni anni fa (erano 71 mila nel 2005, al censimento risultavano 112 mila), ma con un calo rispetto al 2010, quando si toccò la punta di 120.807, in pratica l'11% di tutta la popolazione. Provincia giovane o anziana? Gli over 65 negli ultimi anni sono cresciuti, ma non di molto: dal 17% del 2006 al 17,8 del 2011. E l'età media della popolazione conferma che restiamo una delle province più giovani: per i bergamaschi è di 42 anni (leggermente aumentata rispetto ai 41 di cinque anni prima), la più bassa in Lombardia, dove la media è di 44 anni. E dopo Vicenza e Bolzano (41 anni) è la provincia più giovane del Nord Italia.

Anche da noi ci sono però comuni giovani e altri decisamente più anziani: in cima alla classifica dei paesi giovani c'è Cavernago con un'età media di 36 anni e un numero di over 65 più basso (9,1%, rispetto a tutti gli altri paesi orobici che sono oltre il 10%). Bergamo capoluogo è al 208° posto (su 244 comuni) con un'età media di 45 anni. Tendenzialmente i comuni più giovani si trovano sotto Bergamo e sui laghi, con l'eccezione di Corna Imagna dove l'età media è bassa grazie alla percentuale più alta in provincia (20,3%) di ragazzi fino a 14 anni (il centro della Valle Imagna ha avuto negli ultimi tempi anche un boom di immigrazione di famiglie straniere con figli al seguito). Per trovare altri paesi montani bisogna scendere al 58° posto con Locatello (confinante con Corna Imagna), quindi Piario (69°), Sant'Omobono (72°), Strozza (81°) e Capizzone (88°).

L'area più anziana è sicuramente la Valle Brembana: il primo paese è Ubiale Clanezzo, sul fondovalle, al 113° posto della classifica dei comuni più giovani. Mentre gli ultimi sette posti sono appannaggio di altrettanti centri brembani: Isola di Fondra (età media 49,6 anni), quindi Cusio, Carona, Valnegra, Mezzoldo, Averara e Vedeseta, quest'ultimo con l'età media più alta in provincia, attestata a 52,2 anni. I numeri, in sostanza, confermano, un fenomeno in atto da tempo: l'invecchiamento e lo spopolamento della montagna. Con Vedeseta (che ha anche la percentuale provinciale più bassa di under 14) esempio significativo. «A eccezione della frazione di Peghera dove la presenza delle aziende ha permesso ad alcune famiglie giovani di restare - spiega Arrigo Arrigoni, storico locale già sindaco di Vedeseta e ora consigliere comunale - è tutta la Valle Taleggio nella stessa situazione. È vero, siamo un paese soprattutto di pensionati. Questo perché manca innanzitutto un lavoro vicino. Qui, un tempo, c'erano negozi e imprese edili che davano occupazione. Ma ora le ditte sono a conduzione familiare. Il futuro del paese in realtà è ancora legato al passato, non occorre inventarsi nulla di nuovo: bisogna puntare alla nostra vocazione agricola e naturalistica, alla produzione di qualità e alla cura del territorio, nella speranza di agganciare un segmento turistico che possa portare anche economia alla valle. Ma il prerequisito affinché le valli possano tornare a ripopolarsi di giovani, è costituito da un diverso approccio dello Stato nei confronti della montagna: finora i governi che si sono succeduti hanno fatto poco o nulla, senza particolari distinzioni. Servono, invece, misure semplici e durature, agevolazioni e incentivi per chi resta ad abitare quassù. Evitando, come, invece, finora è stato fatto, di guardare solo ai numeri e di mettere sullo stesso piano montagna e pianura. Diversamente sarà difficile invertire la tendenza di questi anni».

fa.tinaglia

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