Il bergamasco mons. Martinelli
23 anni al fianco di Ratzinger

Ha lavorato per 23 anni al fianco dell'allora cardinale Joseph Ratzinger, quando il futuro papa era Prefetto della Congregazione della Dottrina della fede. E' monsignor Raffaello Martinelli, originario di Villa d'Almé, dal 2009 vescovo di Frascati.

Ha lavorato per 23 anni al fianco dell'allora cardinale Joseph Ratzinger, quando il futuro papa era Prefetto della Congregazione della Dottrina della fede. Oltre quattro lustri durante i quali la collaborazione con il porporato tedesco si è fatta strettissima. Lui è monsignor Raffaello Martinelli, originario di Villa d'Almé, dal 2009 vescovo di Frascati. Forte di un dottorato in teologia alla Lateranense e una laurea in pedagogia, Martinelli fu vicino a Ratzinger nella preparazione del nuovo catechismo e del compendio del catechismo.

«Ho sempre potuto apprezzare in lui la grande dolcezza e la grande serenità, il suo modo di affrontare i problemi con competenza e intelligenza, e la sua disponibilità ad ascoltare tutti – dice monsignor Martinelli –, al tempo stesso ho sempre ammirato la sua capacità di fare sintesi di quello che ascoltava e di prendere sempre le decisioni che gli spettavano per il suo ruolo, preoccupandosi del bene della Chiesa».

Anche la decisione di dimettersi è stata presa in totale autonomia?
«Certo, un fatto improvviso, ma c'erano state delle avvisaglie. La possibilità di dimettersi, peraltro prevista dal codice canonico, era stata citata dallo stesso Benedetto XVI, come ormai tutti sanno, nel libro intervista "Luce del mondo" del 2010: "Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l'incarico affidatogli – disse allora Benedetto XVI – allora ha il diritto e in talune circostanze anche il dovere di dimettersi"».

E cosa farà ora?
«Si dedicherà alla preghiera offrendo la sua sofferenza, si dedicherà nel tempo libero alla lettura, alla musica, forse ancora al pianoforte». Quando l'ha incontrato l'ultima volta? «L'ho visto tre giorni prima delle dimissioni, in occasione della Visita ad limina».

Quella di Ratzinger, dopo il 28 febbraio, rischia di essere una presenza ingombrante per il nuovo Papa?
«Conoscendolo non sarà così. Il carattere, la riservatezza sono doti che ha ampiamente dimostrato. Se ne starà in disparte a pregare».

Questa scelta non stride per il fatto di essere stata presa proprio nell'Anno della Fede?
«Non è una questione di tempi od opportunità. Si prende atto di questi avvenimenti».

I fedeli già si interrogano su chi sarà il nuovo Papa…
«Come ho detto loro, inviterei a non soffermarsi su quanto si legge e si dice sulle dimissioni e sulla convocazione del nuovo conclave. Consiglio due cose: preghiera e silenzio. Lasciamo stare le posizioni, le ipotesi, i suggerimenti all'uno o all'altro cardinale, accoglieremo il nuovo Papa con massima disponibilità».

L'intervista su L'Eco di Bergamo in edicola

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