Venerdì 01 Marzo 2013

Lombardia, Ferrovie dimenticate:
domenica sono 13 le iniziative

Sono ben 13 in Lombardia le iniziative organizzate in occasione della sesta Giornata delle ferrovie dimenticate. Molte sono a due passi dalla nostra provincia. Da Palazzolo parte il Treno Blu: poi ci sono Saronno, Grandate, il Lario.

La Giornata ha appuntamenti in 19 regioni d'Italia: 91 eventi (1 Val D'Aosta, 3 Piemonte, 2 Liguria, 13 Lombardia, 4 Veneto, 2 Friuli Venezia Giulia, 3 Emilia Romagna, 9 Toscana, 3 Marche, 6 Umbria, 10 Lazio, 3 Abruzzo, 2 Molise, 5 Campania, 7 Puglia, 1 Basilicata, 3 Calabria, 11 Sicilia, 3 Sardegna) in bicicletta, a piedi, a cavallo, su antichi treni, mostre fotografiche, proiezioni di cortometraggi e presentazioni di libri per raccontare di tracciati ferroviari in stato di abbandono, per conoscere i loro antichi fasti e capire le possibilità future.

In Italia esistono 6400 km di ferrovie non utilizzate, dismesse, in abbandono. Una vecchia ferrovia può diventare tante cose utili: tornare ferrovia se ci saranno le condizioni (e con il mercato libero del trasporto su ferro questo può anche diventare più facile), diventare una greenway, favorire il recupero di un territorio, trasformarsi in un parco naturale, in un corridoio ecologico.

Oppure si può tenerla semplicemente ‘congelata', in attesa di tempi migliori, ma ‘protetta' da ogni abuso, depredazione, degrado. Oggi restano come muti testimoni di un processo storico e di una cultura ingegneristica da non dimenticare.

Siamo di fronte, spiegano gli organizzatori, a un patrimonio di grande valore e significato, che oltre ai tracciati, perfettamente inseriti nel paesaggio, potrebbe allargarsi ai rotabili, alle stazioni e agli altri impianti fissi. La Giornata serve a non dimenticarle e a far sì che questo patrimonio sia reinventato e riutilizzato per lo sviluppo del turismo culturale e naturale in Italia.

Togliere una ferrovia - così Albano Marcarini, past president di Co.Mo.Do. - significa togliere storia, sentimenti, piccole economie, speranze per tutte le aree emarginate d'Italia. Chi lo fa pensa solo di togliere qualche traversina marcia e stop. Non è così, toglie anche una fetta di paesaggio, perché il treno sta nel nostro paesaggio, dal finestrino lo si osserva, lo si misura e lo si apprezza. Elide il rispetto per il passato, per i nostri avi che 100 o 150 anni fa si impegnarono fortemente per dare infrastrutture al nostro Paese, in modo egualitario, ovunque, nella grande città come nel più piccolo circondario, in pianura dove era facile costruire ferrovie fino sulle Alpi e negli Appennini dove l'impegno fu invece inimmaginabile e ancora poco raccontato.

Qui tutte le iniziative

r.clemente

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