Domenica 14 Aprile 2013

Yara, al setaccio una frazione
Attesa per l'analisi di un profilo dna

«Io non me la ricordo, ma è vero che sono stato via trent'anni, in Svizzera, per lavoro». Con i suoi 93 anni Bortolo Bonadei è il decano di San Lorenzo di Rovetta, la frazione dove sono concentrate le attenzioni degli inquirenti che stanno cercando di risolvere il giallo della morte di Yara.

Se è vero che era proprio di qui la donna che ha avuto un figlio illegittimo da Giuseppe Guerinoni, l'autista di Gorno morto nel '99 e ritenuto il padre biologico dell'assassino, gli anziani del paese devono comunque ricordarla. O, perlomeno, averne sentito parlare.

Per questo gli inquirenti stanno indagando anche tra i ricordi della gente e c'è attesa, in particolare, per l'analisi del profilo biologico di una donna della frazione, raccolto proprio a seguito di accertamenti «sul campo» e inviato con la massima priorità ai laboratori del Ris di Parma.

A San Lorenzo, tra soprannomi e indiscrezioni, gli inquirenti hanno avviato uno screening tra le persone nate negli Anni Sessanta e Settanta. Accertamenti tecnici e indagini «alla vecchia maniera» tra i residenti hanno concentrato l'attenzione su un gruppo di quattro ultrasettantenni, tutte già risultate estranee alla vicenda. La mamma dell'assassino non vive più qui? «Magari è andata a lavorare all'estero, forse in Svizzera. Oppure è morta», ipotizza un'anziana in attesa dell'autobus.

C'è chi dice arrivasse da fuori, chi che avesse un soprannome legato a una caratteristica fisica, chi che fosse invece sposata e forse, pur avendo avuto un figlio fuori dal matrimonio, non avesse mai detto al marito che il padre fosse un'altra persona. Tutte ipotesi, ma nessuna certezza.

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m.sanfilippo

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