Mercoledì 24 Aprile 2013

Martino boccia il decreto Balduzzi
«Illude solamente i malati»

Il neuroscienziato bergamasco Gianvito Martino è stato premiato dal Lions Club Bergamo Host in occasione della prima edizione del premio «Grazia Alebardi», istituito dal sodalizio orobico. Al Teatro Sociale di Città Alta, al termine di un convegno sulle malattie neurodegenerative - nel quale medici ed esperti italiani si sono confrontati in particolare su Alzheimer, Parkinson e malattie da prioni - Gianvito Martino, direttore della divisione di neuroscienze del San Raffaele di Milano e tra i fondatori di BergamoScienza, ha ricevuto una targa commemorativa e un contributo economico donato dalla Banca Popolare di Bergamo.

«Siamo interessati a sensibilizzare la società sulle malattie neurodegenerative - spiega Pierantonio Bombardieri, presidente del Lions Club Bergamo Host -, per questo abbiamo pensato al convegno, al premio e a un concerto finale a cura dell'Istituto Donizetti, anche perché abbiamo scoperto che la musica contribuisce a tenere allenato il cervello». Il premio è stato consegnato da Claudio Alebardi - socio Lions - e dal figlio ventenne Luca, in memoria di Maria Grazia Infascelli Alebardi, scomparsa prematuramente per una rara malattia neurodegenerativa.

«È un momento difficile ma bello, in cui viene ricordata mia madre», ha detto Luca Alebardi salendo sul palco. «Ringrazio molto il Lions per questo riconoscimento, da 15 anni ci occupiamo di cellule staminali del cervello, ma il nostro è un Paese bizzarro» ha commentato polemicamente Martino, che ha portato l'attenzione dei presenti sul decreto Balduzzi. «Una legge poco dignitosa, che se venisse approvata ci farebbe diventare come la Cina, la Thailandia o il Messico - ha notato il ricercatore -, un Paese dove non c'è regolamentazione per le ricerche sulle terapie a base di staminali. Il decreto Balduzzi equipara le staminali al trapianto di tessuti, invece che a trattamenti paragonabili a medicinali, e questo impedisce che ci siano i dovuti controlli. In realtà non ci sono scorciatoie possibili e i pazienti sono la parte debole della catena: non devono essere presi in giro con false speranze».
Ma. Ma.

a.ceresoli

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