Domenica 05 Maggio 2013

La crisi stoppa le nascite
In Bergamasca crollo nel 2012

L'incertezza del futuro spaventa, e la crisi che sta attanagliando l'Italia ormai da molto tempo nella Bergamasca si concretizza con un dato che fa tristezza: le coppie mettono al mondo sempre meno figli.

Gli operatori del settore, ostetriche e ginecologi, che già dal 2011 stavano monitorando il calo dei nuovi nati, davanti alle cifre di tutto il 2012 non hanno dubbi. «È la crisi la componente principale del calo dei neonati», sostiene Bruna Pasini, capo ostetrica dell'Azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo. E Luigi Frigerio, direttore dell'Unità di Ostetricia e Ginecologia dello stesso ospedale conferma: «Le coppie italiane sono sempre più restie a fare figli, e non solo per una questione culturale che mette sempre più al primo piano altri elementi importanti della vita, come il lavoro, la realizzazione professionale, ma anche per l'incertezza economica di questi tempi. E le donne straniere, che pure sono più giovani della media delle italiane, stanno cominciano a mostrare lo stesso allineamento: andiamo verso una popolazione sempre più anziana».

Solo qualche cifra: nell'ospedale di Bergamo dal 2011 a tutto il 2012 sono nati 101 bambini in meno (e il trasloco da Largo Barozzi alla Trucca ha influito molto poco nel calo, visto che è avvenuto il 15 dicembre, l'attività dell'Ostetricia non è mai stata interrotta e non si registrano impennate di nuovi nati nelle altre strutture orobiche), mentre l'Azienda ospedaliera «Bolognini» di Seriate, che ha tre punti nascita a Seriate appunto, Alzano Lombardo e Piario, ha registrato un calo di 58 bimbi. Più alto il calo nell'Azienda ospedaliera Treviglio-Caravaggio (con tre punti nascita a Treviglio, Calcinate e San Giovanni Bianco): 120 bambini in meno. Anche nel Policlinico San Pietro a Ponte San Pietro il calo c'è: 41 piccoli in meno. In totale, tra il 2011 e il 2012 nelle quattro Aziende ospedaliere bergamasche con l'Ostetricia sono nati 320 piccoli in meno.

Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo del 5 maggio

fa.tinaglia

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