Sabato 18 Maggio 2013

Caso Dubai, contratti al setaccio
Controllati redditi degli acquirenti

Ora nel mirino della Guardia di finanza ci sono i singoli contratti di compravendita immobiliare: chi ha acquistato appartamenti nel lussuoso grattacielo di Dubai «Dolce Vita» (in costruzione e mai finito) poteva permetterselo?

Dichiara redditi sufficienti a giustificare un simile investimento? È questo il nuovo filone d'inchiesta avviato dalle Fiamme gialle di Bergamo, dopo la conclusione del primo, relativo a una sospetta evasione fiscale da 4 milioni di euro, che vede indagati Luca Mulino, titolare della immobiliare Ellebiemme di Treviglio, Bernardo Sannino, agente immobiliare trevigliese, e i commercialisti Renato Santoro e Raffaele Umbriano.

Secondo la Finanza i quattro sarebbero gli amministratori di fatto della Dubai Business, con sede a Londra, società con la quale sono stati stipulati i contratti di compravendita immobiliare per gli appartamenti del grattacielo «Dolce Vita», una struttura di 24 piani, piscina e tutti i comfort di un palazzo di lusso.

I finanzieri avrebbero trovato negli uffici della Ellebiemme timbri e carte intestate alla Dubai Business. Dopo aver chiesto collaborazione alle autorità londinesi, i militari avrebbero appurato che allo stesso indirizzo inglese avevano sede ben altre 157 società. Un caso di «esterovestizione», come in gergo la definiscono i militari della Finanza: un'attività imprenditoriale viene fatta figurare all'estero (sebbene controllata dall'Italia) per evitare - è l'accusa - di pagare le imposte.

La Finanza di Bergamo però prosegue lungo un altro filone: vuole verificare i redditi dichiarati dai 148 investitori, che hanno speso cifre da 140 mila a quasi 2 milioni ciascuno, per accaparrarsi un appartamento nel grattacielo. Potevano permetterselo? O dietro agli investimenti si celano altre evasioni fiscali? Di questi 148, solo 12 sono i bergamaschi.

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m.sanfilippo

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