Il gioco elettronico in Lombardia
«Serve una legge regionale»

Una legge di iniziativa regionale da sottoporre al Parlamento per disciplinare il gioco elettronico in Lombardia, accogliendo le sollecitazioni che arrivano dal territorio e, in primis, dai sindaci.

Una legge di iniziativa regionale da sottoporre al Parlamento per disciplinare il gioco elettronico in Lombardia, accogliendo le sollecitazioni che arrivano dal territorio e, in primis, dai sindaci. E' questa la proposta avanzata dal presidente della IV Commissione, Angelo Ciocca, in occasione dell'audizione sul gioco d'azzardo elettronico che, questa mattina, ha coinvolto i rappresentanti di Confcommercio Lombardia, Confesercenti Lombardia, FIPE-Federazione Italiana pubblici esercizi, FIT Federazione italiana tabaccai, Federazione sistema gioco Italia, Unioncamere Lombardia.

Per la Commissione si tratta della seconda audizione sul tema dopo quella di settimana scorsa che aveva registrato la presenza di Anci Lombardia, Legautonomie e Agenzia delle dogane e dei monopoli.

“Il prossimo impegno – ha spiegato Ciocca (Lega Nord) – sarà quello di raccordarci con il governatore Roberto Maroni per trasferire a lui gli importanti elementi raccolti dalla Commissione e, allo stesso tempo, attivare un gruppo di lavoro per arrivare ad una normativa regionale nel perimetro delle nostre competenze, e anche ad una legge di iniziativa regionale per quelle che sono le competenze dello Stato”.

Italo Marcotti (Confindustria, Sistema gioco Italia) ha voluto ricordare alcune cifre chiedendo di non demonizzare il comparto: 9 miliardi di euro in tasse destinati all'Erario, 120.000 lavoratori impiegati nel comparto, 400.000 apparecchi legali presenti sul suolo nazionale. Giancarlo Morghen, segretario di Confesercenti Lombardia, ha rilevato come “per il 50% delle nostre attività i videpoker rappresentano l'entrata princiapale. Va trovata una soluzione intermedia”.

Marcello Fiore (Confcommercio-Fipe) ha, però, richiesto attenzione: “Anche al nostro interno ci sono imprenditori che lucrano. Chiediamo maggiori controlli e diciamo no ai mini-casinò con 50 macchinette. Un giusto compromesso sono le attività con due macchinette che fruttano 10.000 euro all'anno e siamo pronti a fare corsi di formazione ai gestori per evitare drammi sociali. Noi non abbiamo paura dei controlli, ma si facciano anche nei mini-casinò dove sono già presenti i presta-soldi…”.

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