Don Corinno, prete da 50 anni
«La mia vita accanto agli ultimi»

Vecchie foto in bianco e nero lo ritraggono giovanissimo a Morengo, insieme agli amici e al curato di allora. Altre, a colori, raccontano i suoi anni da missionario in Ecuador: il sorriso dietro la barba che portava allora, un battesimo, gli abbracci ai bambini nelle periferie povere.

Don Corinno, prete da 50 anni «La mia vita accanto agli ultimi»

Vecchie foto in bianco e nero lo ritraggono giovanissimo a Morengo, insieme agli amici e al curato di allora. Altre, a colori, raccontano i suoi anni da missionario in Ecuador: il sorriso dietro la barba che portava allora, un battesimo, gli abbracci ai bambini nelle periferie povere.

Le ultime sono quelle di oggi: parroco di Brembate Sopra, 73 anni e i capelli bianchi, ma lo spirito di sempre e gli occhi sempre rivolti verso gli ultimi. È un viaggio di fede lungo mezzo secolo quello di don Corinno Scotti, che in questi giorni celebra il 50° di sacerdozio.

La data è l'8 giugno, ma già questa settimana la comunità ha avviato le iniziative: le Quarantore, uno spettacolo dei giovani sabato sera 1° giugno alle 20,30 in chiesa, domenica Messe alle 10,30 e alle 18 con processione del Corpus Domini.

Don Corinno non ama i riflettori, ma per l'occasione accetta di raccontare un po' della sua storia e lo fa a modo suo, partendo dalla fine: «In fondo 50 anni di Messa vuol dire che uno invecchia, e invecchiare non è né merito né colpa, semmai è dono, responsabilità, riconoscenza».

Don Corinno è nato il 3 novembre 1939 a Morengo e fu ordinato dal vescovo Giuseppe Piazzi l'8 giugno 1963, cinque giorni dopo la morte di Papa Giovanni XXIII. Fondamentale il lavoro missionario. In Ecuador don Corinno è rimasto vent'anni, alternando periodi in Italia, e dal 2002 è a Brembate Sopra.

«In Ecuador - racconta - ho toccato con mano tanta povertà, ma anche tanta fiducia in Dio: non è incoscienza, è il segno della certezza che la vita è nelle mani del Signore. In Italia invece tanto benessere, ma anche tanta gente che non trova ragioni per vivere: in Ecuador mancavano i mezzi per vivere, qui mancano le ragioni, non so quale sia la povertà più grande».

Sulla parete dello studio di don Corinno ci sono diverse foto, una colpisce: Yara. «Dico quello che ho sempre detto: non tocca a noi trovare il colpevole, anche se speriamo che lo trovino, a noi tocca vivere questa morte come una responsabilità: se Yara non ci fa diventare più buoni, più uniti, ha vinto l'assassino».

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