Mercoledì 19 Giugno 2013

Le proposte de L'Eco Lab
Tante le occasioni di confronto

Comunicazione, identità, percorsi, consapevolezza e la sfida del 2019. Sono questi i 5 ambiti di riflessioni del modulo (il quarto) de L'Eco Lab dedicato alla città bella. Un percorso tra arte, cultura, musica e spettacolo che ha offerto non tanto proposte operative (oggettivamente più difficili rispetto ai moduli precedenti) quanto occasioni di confronto su problemi e potenzialità dell'offerta culturale in città e della sua gestione. Quotidiana e in prospettiva.

Un marchio per Bergamo
Il primo spunto è intrinsicamente connesso al carattere dei bergamaschi e a quella certa tendenza a non saper «vendere» le proprie bellezze. Da questo mese di confronto on line (e non solo) è emersa la necessità di «una comunicazione che arrivi ben oltre i confini della regione e che metta in luce l'eccellenza bergamasca in tutti i suoi aspetti». Quindi la storia, ma anche l'offerta in termini di spettacoli e cultura, ma anche la natura con il meraviglioso spettacolo delle Orobie. Perché «l'attuale comunicazione non rende sufficientemente giustizia al valore del territorio». E siccome siamo nell'epoca della comunicazione, si suggerisce anche l'adozione di un marchio capace di rappresentare l'offerta artistico-culturale in modo inconfondibile. Un vero e proprio brand che caratterizzi la qualità dell'offerta del nostro territorio e che renda così maggiormente riconoscibile l'offerta anche ai turisti. Ma anche un'occasione tangibile, visibile di lavoro in squadra: una sfida per un territorio troppo spesso abituato a muoversi senza un coordinamento della propria offerta di natura turistico-culturale.

Una città che si fa in due...
Comunicare, quindi, ma cosa? Un semplice elenco di bellezze o semmai un'identità culturale comunque particolare e ben rappresentata da Città alta e da quella bassa? Un dualismo non solo geografico, è stato evidenziato, ma nei fatti. Perché Bergamo è antica e moderna, culturale ed industriale, accogliente e riservata, tradizionale ed innovativa, di pianura e di montagna, vincolata al lavoro nel senso tradizionale ma capace di un'innata creatività, generosa e sparagnina allo stesso tempo. Come dire che si sono tante città in una città, frutto anche dell'essere terra di confine tra la storia lombarda e quella veneta, che guarda al suo interno ma anche fuori: grazie ad un asset come l'aeroporto di Orio, diventato una porta per l'Europa.

I percorsi culturali
E a proposito di chi grazie ad Orio ha scoperto Bergamo e le sue bellezze: come fargliele godere in modo pieno? Dal forum emerge un punto di partenza, quello di una proposta naturalmente eterogenea, quindi in grado di attirare persone mosse da diversi interessi. «Pensare di toccare tutti gli aspetti culturali del nostro territorio creando eventi fini a se stessi non è sufficente a rendere Bergamo culturalmente viva» viene sottolineato. Quindi «in campo turistico occorre pensare a un'offerta integrata basata su percorsi culturali che tengano conto di tutte le varietà a disposizione: storia ed arte, enogastronomia, cinema e teatro, territorio, creatività giovanile in tutti i suoi aspetti». Un cambio di passo e un lavoro in rete che sottendono da parte delle istituzioni «la capacità di sostenere il fermento dal basso che proviene dalle realtà indipendenti, pur rispettandone l'autonomie». Nel teatro come nella musica, nell'arte come nell'associazionismo.

Una nuova consapevolezza
Potenzialità che, prima di tutto, devono però essere comprese da chi le vive ogni giorno. E qui entra in ballo la necessità di una nuova consapevolezza, capace di muoversi in uno scenario di dualismi come quello emerso più volte nel blog. Tra una città viva ma non troppi, né per giovani né per vecchi, tanto avanti quanto a volte immobile. Quasi sospesa tra il desiderio di ergere nuove mura e la naturale propensione all'Europa. Quindi prima di lavorare verso i turisti è necessario acquisire una nuova consapevolezza, lavorando proprio su quel dualismo che da un lato apre all'innovazione, ma dall'altro è fortemente capace di conservare cultura e tradizioni.

L'onda lunga del 2019
Un patrimonio che attende una sua prima capitalizzazione nella corsa a Bergamo Capitale europea della cultura nel 2019. I sentimenti dei bergamaschi sono contrastanti: c'è chi si dice certo della vittoria e chi invece pensa che la candidatura abbia ben poche chances. In tutti emerge però un interesse molto forte affinché la candidatura «si trasformi in un'occasione per intervenire su aspetti fondamentali come la valorizzazione del patrimonio e della cultura locale, la tutela del territorio e la consapevolezza dei cittadini». In sintesi, «ce la facciamo, non ce la facciamo, non importa se ce la facciamo». Comunque vada, mettersi in gioco sarà già una vittoria.

fa.tinaglia

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