Domenica 28 Luglio 2013

Scola ai 3 mila giovani di Caravaggio:
sarete il futuro se siete protagonisti ora

Oltre 3000 giovani provenienti dalla diocesi lombarde hanno seguito domenica mattina 28 luglio l'omelia che l'arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha pronunciato a Caravaggio per i ragazzi che da sabato pomeriggio si sono radunati per fare festa, meditare, pregare e seguire - durante la notte - la diretta televisiva con Rio de Janeiro dove papa Francesco ha presieduto la Veglia della Giornata Mondiale della Gioventù. Sabato sera aveva parlato il vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi.

«Non manchiamo di iniziare ogni nostra giornata invocando Dio come "Padre" e non manchiamo di chiudere ogni nostra giornata invocando Maria - ha detto tra l'altro Scola - Colui a cui nella preghiera non è dato è perché non chiede. Tutti possono chiedere, tutti possono pregare. Non c'è preghiera più elevata della domanda». «Tutti dicono che siete il futuro, cari giovani - ha aggiunto l'arcivescovo di Milano -. Facile. Ma voi non sarete il futuro se non siete già ora il presente, finché non lo vivete già adesso da protagonisti. È bello vedervi cosi attenti, raccolti e in preghiera questa mattina. Chiedete a Dio: perché amo, perchè vivo, perchè soffro, cosa ci sarà dopo la morte. Chiedete a lui di conoscere Gesù il senso e la direzione del vostro cammino».

Ecco l'omelia integrale del cardinale Scola
1. Preghiera, relazione con un Dio vicino
La liturgia di oggi (Prima Lettura e Vangelo) mette a tema la preghiera, cioè la relazione tra l'uomo e Dio. Nel Vangelo i discepoli chiedono a Gesu: "insegnaci a pregare". Una domanda così importante non può che nascere - nell'esperienza dei discepoli - da un contesto di condivisione. È quanto sta accadendo anche a voi giovani qui a Caravaggio partecipando al grande evento di speranza che è la Giornata mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro con papa Francesco. Tutti noi sperimentiamo il bisogno di ancorare le relazioni della nostra vita a ciò che le può rendere autentiche. Ed è proprio la relazione con Dio Padre, colui che ci precede e ci ama a rendere autentiche le nostre relazioni. La relazione con Lui che viviamo nella preghiera diviene la relazione costitutiva di ogni nostra altra relazione. Chi può darci la forza di relazioni stabili e autentiche se non il Padre, colui che è capace di entrare nel nostro peccato con la sua misericordia e di trasformarlo, se ci pentiamo, in occasione per il nostro cambiamento? Noi, ragazzi, spesso preghiamo per pregare, non sempre “preghiamo con tutto il cuore”, non sempre preghiamo convinti che “bussando ci sarà aperto”. Dobbiamo imparare la perseveranza audace che abbiamo conosciuto in Abramo. Dio non è lontano e distaccato, ma è un Dio vicino, che si relaziona all'uomo come a un partner, a un amico: «Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che sto per fare?» (Lettura, Gen 18,17). Per questo con un dialogo incalzante, al limite dell'impudenza, Abramo ha l'ardire (chi ama osa) di spingersi dentro il cuore di Dio intercedendo per gli abitanti di Sodoma e Lo supplica, certo di essere esaudito («Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto» (Salmo responsoriale, 138,3).

2. Partecipi della preghiera filiale di Cristo
Di più: Gesù ci ha insegnato a pregare rivolgendoci a Dio con il nome di Padre: «Quando pregate, dite: Padre» (Vangelo, Lc 11,2). La preghiera prima che un'iniziativa nostra è la certezza di questa relazione che ci precede e non viene mai meno perché è più forte del male e della morte. Gesù per primo l'ha vissuta, anche nei momenti più drammatici e dolorosi, nell'orto degli ulivi e sulla croce. «Rivelaci, o Padre, il mistero della preghiera filiale di Cristo»: ciò che con l'Orazione di Colletta Gli abbiamo chiesto ci è dato.

3. Un amore concreto e donato a tutti
Perché? «Con Cristo Dio ha dato vita anche a noi… perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi… lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce» (Cf Epistola, Col 2,13-14). L'ultima parola sul nostro male non è più la condanna della Legge, ma la misericordia del Padre, rivelataci da Gesù che ci ha amato fino alla fine, fino al dono totale di sé: «L'amore di Cristo e la sua amicizia – ha detto Papa Francesco ai vostri amici lituani lo scorso 30 giugno – non sono un'illusione, né sono riservati a pochi. Gesù sulla Croce mostra quanto siano concreti» (Messaggio per la VI Giornata dei giovani della Lituania).

4. Solidarietà con Dio e con i fratelli
La preghiera di Abramo è una preghiera di intercessione. Egli si mette in mezzo tra Dio e gli abitanti di Sodoma e “tratta” con il Signore il prezzo della loro salvezza. Abramo si appella alla giustizia di Dio con questa appassionata argomentazione: “Se tu, o Signore, distruggerai Sodoma ed in essa vi sono degli uomini giusti, la tua giustizia a loro riguardo potrà ancora considerarsi tale? I peccatori li trascinerebbero con sé nella loro sorte. Perché non dovrebbe essere valida la solidarietà inversa, così che i giusti salvino con sé i peccatori?” Nella preghiera cristiana c'è sempre in gioco la duplice relazione dell'uomo con Dio e con i fratelli. Lo vediamo nel Padre nostro, la preghiera per eccellenza, perfetta sintesi della vita cristiana, in cui le prime tre richieste riguardano Dio e la Sua manifestazione nella storia e le altre riguardano l'uomo con tutto ciò che gli è essenziale per vivere («dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano… non abbandonarci alla tentazione» Lc 11,3 e 4) e le sue relazioni con gli altri («perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore» Lc 11,4).

5. Le condizioni della nostra preghiera al Padre
Quali sono le condizioni della preghiera?
• La perseveranza audace, certi di essere esauditi (Abramo non “demorde”, né l'amico importuno della parabola del vangelo).
• Dio non dà a chi non chiede («Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro dal cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono», Lc 11,13).

6. «Andate e fate discepoli tutti i popoli» (cfr Mt 28,19)
• Pensate: non c'è un minuto nella giornata in cui da qualche altare in cui viene celebrata la Santa Messa, a tutte le latitudini e longitudini, non si preghi con le parole del Padre nostro. Dio ci chiama a riconoscerLo come Padre e ad annunciarlo a tutti.
• All'inizio del mese, nella liturgia ambrosiana, c'era il brano del Vangelo di Luca che narra della guarigione dell'indemoniato. Gesù, a quest'uomo che avrebbe voluto restare sempre con Lui, dice: «Torna a casa tua e racconta quello che Dio ha fatto per te» (Lc 8,39). Questo ripete anche oggi a tutti noi, “guariti” e mandati come quell'uomo.

Non manchiamo di iniziare ogni nostra giornata invocando Dio come "Padre" e non manchiamo di chiudere ogni nostra giornata invocando Maria. Colui a cui nella preghiera non è dato è perché non chiede. Tutti possono chiedere, tutti possono pregare. Non c'è preghiera più elevata della domanda.

Tutti dicono che siete il futuro, cari giovani. Facile. Ma voi non sarete il futuro se non siete già ora il presente, finché non lo vivete già adesso da protagonisti. È bello vedervi cosi attenti, raccolti e in preghiera questa mattina. Chiedete a Dio: perché amo, perché vivo, perché soffro, cosa ci sarà dopo la morte. Chiedete a lui di conoscere Gesù il senso e la direzione del vostro cammino.

Dopo la comunione l'arcivescovo si è rivolto ancora ai giovani, invitandoli a riflettere sulla propria vocazione e ad accogliere i segni e le intuizioni che Dio pone nel cuore. Inoltre ha aggiunto: «Cari ragazzi, siete messi molto alla prova riguardo alla carenza e alla precarietà del lavoro. Sappiate aiutarvi a vicenda aiutarvi dentro le vostre comunità».

«La vostra è una generazione aperta, non siete schiacciati dalle ideologie come è accaduto per i giovani dei decenni passati. Tocca anche noi adulti - che abbiamo la responsabilità di avervi messo in questa situazione di difficoltà - lasciarvi spazio e riconoscere il protagonismo che dovete avere. Ma voi giovani abbiate iniziativa. Vi dobbiamo gratitudine per questa vostra presenza così numerosa, attenta e orante qui a Caravaggio per la testimonianza che ci date: ci aiuta ad essere sacerdoti, vescovi, padri e madri migliori».

m.sanfilippo

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