Mercoledì 07 Agosto 2013

Il ristorante non fa per i giovani
Clienti under 35 sempre più rari

Pochi clienti, pochissimi giovani. Un sondaggio effettuato da Confesercenti tra circa 60 ristoranti di Bergamo e provincia ha dato un responso poco incoraggiante per la categoria. La crisi, evidentemente, continua a pesare: il 43,8% degli intervistati ha infatti definito “scarsa” l'occupazione media dei tavoli nei primi sei mesi dell'anno. Il 40,6% la considera “sufficiente”, solo il 15,6% si sente di definirla “buona”.

Colpisce anche l'età media della clientela: in più della metà dei ristoranti si colloca nella fascia compresa tra i 35 e i 46 anni, nel 46,9% dei locali va dai 46 ai 64 anni. La fascia compresa tra i 24 e i 34 anni è invece in maggioranza solo nel 3,1% dei casi. Parafrasando un celebre film, si potrebbe dire che quelli bergamaschi “non sono ristoranti per giovani”.

“Visto che nella maggior parte dei ristoranti la presenza degli under 35 non è certamente prevalente e che i tassi di occupazione dei tavoli risultano sufficienti o addirittura scarsi bisognerà riflettere a fondo sulle strategie da adottare – spiega Francesco Traini, responsabile degli esercizi pubblici di Confesercenti -. Ad esempio, si potrebbe pensare a manifestazioni mirate, tematiche e convenienti, che servano ad incentivare l'uscita a cena anche tra coloro che, per scelta o per motivi economici, non sono abituati a farlo. Quanto ai giovani in particolare, si potrebbe pensare di abbinare all'offerta culinaria anche una proposta culturale, artistica o musicale”.

Un'altra via maestra da seguire è quella tracciata da Internet, visto che il 90,6% dei ristoranti interpellati ha un sito. Più della metà ha aperto una pagina Facebook e sono sempre più numerosi quelli che “cinguettano” su Twitter: in totale, il 71,9% è presente sui social network. Si tratta di un canale comunicativo innovativo, che però occorre imparare a sfruttare al meglio.

“Bisogna investire in campagne pubblicitarie mirate su questi mezzi, visto che i loro utilizzatori principali sono proprio i giovani – continua Traini -. Inoltre, le inserzioni sui social network hanno un rapporto tra costi e risultati nettamente migliore rispetto a quello garantito dai mezzi di pubblicità tradizionali”.

Quanto alla tipologia di clientela, prevale quella di tipo “business” (34,4%), seguita da famiglie (31,3%), coppie (25%) e gruppi (3%). La provenienza è provinciale (per il 43,8% dei ristoranti) o comunque lombarda (53,1%). Sorprende il dato dei turisti stranieri, che rappresentano la maggioranza della clientela solo nel 3,1% dei ristoranti interpellati. Anche in questo caso sarà opportuno elaborare strategie di comunicazione e marketing rivolte ai “buongustai” esteri, nella consapevolezza che i prodotti tipici bergamaschi possono far gola a tutto il mondo.

e.roncalli

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