Giovedì 05 Settembre 2013

«Addio a pellicce e bella vita
La mia vita? I cani abbandonati»

di Marta Todeschini
Rappi è una nuvola pelosa, grigia come il cielo durante i temporali d'estate. Acciambellato sotto al tavolo, tenta di leccare i piedi a Rosi, ma l'impresa non va a segno: le voci dei bambini là fuori hanno il sopravvento e lui zum, è già zompato sul davanzale della finestra a controllare.
Sono volti conosciuti, Rappi li raggiunge con un altro salto alla Ivan Ukhov ed è già fuori dal cancello per salutarli. Non protesta, sa di non poter uscire a farsi un giro sulla ciclabile: questo è privilegio per chi ha una stazza meno ingombrante, i bimbi sono più tranquilli. Così ai ragazzini vengono consegnati due cagnetti docili che, al guinzaglio, si avviano in direzione alta valle.

Benvenuti al canile consortile di Colzate, la casa - temporanea, precisano qui - di una cinquantina di cagnetti e cagnoni che una casa vera la sognano più delle crocchette elargite dalla Rosi. Manca ancora poco e Rappi la raggiungerà, la sua casa. Ma c'è voluto tempo: la coppia che ha deciso di adottare questa massa di pelosa simpatia è andata alla ricerca di un'abitazione adeguata ad accogliere un pastore bergamasco. Ora l'hanno trovata, si parte per una nuova vita. Rosi guarda Rappi e gli altri quattrozampe che le gironzolano intorno festanti e si racconta. «Sono di Clusone, ho 79 anni e di cognome faccio Gaiti. E i cani sono tutta la mia vita. Anzi, mi hanno cambiato la vita». Drastica, la signora. È che fino a una quindicina di anni fa lei la vita se la godeva. Lavoro nella sua lavanderia, bar, amiche, pellicce e Mercedes. Oggi le giornate sono scandite dai suoi tre cagnetti, Roccia, Zecca e Kira, e da tutti quelli che ogni giorno va a trovare a Colzate.

Cambio di registro
Rosi la conoscono tutti, nella zona di Clusone. «Sono sempre andata a dar da mangiare ai cani dei contadini - spiega -, con tanti ci vado d'accordo, da alcuni non ci posso più andare: trattavano troppo male i loro animali». Poi, 15 anni fa, «ho conosciuto la Rina (Rina Abbadini, la responsabile del canile qui a Colzate) e mi sono informata meglio sui maltrattamenti agli animali. Ho abbandonato tutto: ho rinunciato alle pellicce, ne avevo tre, e alla carne. Veramente mia figlia me la porta, ma io la do ai cani. Diciamo che ci ho fatto quasi una malattia - ammette Rosi -, ma senza cani non posso proprio stare». E giù carezze a Titti, Bobi, Pluto, Poldo, Zelda, Barbie, Briciola, Tom e tanti altri: oggi al canile della Comunità montana Valle Seriana ce ne sono una cinquantina, «in tragico aumento con l'estate: quest'anno siamo a un più 20%, ce li lasciano dentro al cancello o li abbandonano qui vicino» spiega Rina Abbadini. Parla di abbandono e maltrattamenti, di cani «che hanno vissuto in famiglia per anni, anche più di dieci, e poi all'improvviso non ci possono più stare. Spesso succede dopo una separazione: la coppia si lascia e il cane non lo tiene più nessuno. Allora c'è chi lo abbandona, chi si rivolge a noi direttamente. E in questi casi cerchiamo, come associazione, di fare da tramite con altri privati, per cercare di arrivare a un passaggio diretto da casa a casa» dice mostrando il faldone degli affidi e quello dei cani in attesa. Tanti di questi amici a quattro zampe sono un po' su di età. Lasciati a bordo strada a favor di cucciolo, ora si godono le attenzioni dei volontari di «Diamoci la zampa», l'associazione che ha in gestione il canile al quale fanno capo 21 Comuni della Valle Seriana. Inutile dire che tra i volontari, una colonna portante è proprio Rosi Gaiti che, cascasse il mondo, qui ci viene tutti i giorni «accompagnata da mia figlia, ma la macchina la guido ancora, nè».

Kira e i suoi lamenti
A casa poi Rosi ha i suoi Roccia, chihuahua di 22 anni «abbandonato sulle scale di casa mia» (con lei il padroncino improvvido sapeva di andare sul sicuro), Zecca che era uno Yorkshire pelle e ossa e ora ha 15 anni e Kira, bastardino di 12 anni. Quest'ultima ha ereditato il nome della cagnolina che fa piangere Rosi, a ricordarla. «È morta tanto tempo fa. Una sera di dieci anni fa era agitatissima, continuava a girare per la cucina, guaiva lamentandosi, mi veniva incontro avanti e indietro, era irrefrenabile. Ho guardato l'orologio, erano le 19,30. A quell'ora mio marito Angiolino moriva in un incidente al ponte del Costone. Aveva 69 anni. Quando sono venuti mia cognata e un altro signore a "dirmi una cosa", ho risposto loro: lo so, è morto l'Angiolino. Sono cose che non si riescono a spiegare: i cani le sentono». Per i suoi cani - in un periodo Rosi ne ha avuti anche sei, in cura - ha perfino «rinunciato a una casa a 30 euro di affitto al mese: non volevano cani e ho detto no, oggi ne pago 300». La sua più grande soddisfazione? «È quando i cani trovano una nuova famiglia - risponde -, anche se devo dirlo, a me piange il cuore quando se ne vanno». Suonano di nuovo al citofono. Rappi inforca la finestra ed è già fuori dal minuscolo ufficio. I bambini chiamano. Prove tecniche di famiglia in arrivo.

Marta Todeschini

a.ceresoli

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