Domenica 13 Ottobre 2013

Migliaia di leghisti a Torino
difendono la legge Bossi-Fini

Non la chiamano più Bossi-Fini, ma «Bossi. E punto», perché «Fini è andato». Una legge «attualissima, che stabilisce principi giusti», che migliaia di militanti del Carroccio, giunti da tutto il nord d'Italia riempiendo 60 pullman, hanno difeso sfilando sabato 12 ottobre in corteo nel centro di Torino.

In testa Umberto Bossi, il primo ad arrivare dopo l'europarlamentare Mario Borghezio, il segretario federale Roberto Maroni, il governatore del Piemonte Roberto Cota, il capogruppo alla Camera Giancarlo Giorgetti, il sindaco di Verona Flavio Tosi, il segretario lombardo Matteo Salvini, Roberto Calderoli.

Le bandiere, gli slogan, i cartelli per «la Bossi-Fini», contro il ministro Cecile Kyenge, ma anche contro l'ipotesi di amnistia-indulto, hanno invaso il salotto di Torino, piazza San Carlo: «Era tanto tempo che non la vedevo così bella - ha esordito Calderoli, aprendo i comizi sul palco - siete grandi».

Poche centinaia di metri in là il corteo «antirazzista» di autonomi ed anarchici che ha fatto vivere momenti di tensione e si è chiuso con quattro fermati, accompagnati in Questura per accertamenti, e una ventina di contusi, tra cui un carabiniere e un dirigente della Polizia.

Qualche decina di contestatori hanno insultato il passaggio dei leghisti, in piazza Cln, ma in questo caso non ci sono stati disordini. «Una manifestazione anti-razzista? Che stupidaggine! - ha detto Maroni - siamo scesi in piazza per affermare l'importanza della legge Bossi-Fini, perché ci dà la sicurezza che vogliamo. Ma manifestiamo anche per esprimere l'assoluta contrarietà all'amnistia che si sta prospettando in Parlamento. Su questo faremo le barricate».

In piazza, dove molti leghisti hanno gridato «Secessione, secessione», Maroni ha criticato Angelino Alfano: «Se non sa come comportarsi, mi faccia una telefonata. Ma sappia che un ministro dell'Interno deve esserlo 24 ore su 24, non può andare in giro a risolvere le beghe del Pdl».

Per Bossi, la «sua legge» va bene com'è: «L'ho fatta equilibrata. È legata ai posti di lavoro. E soprattutto in un momento di crisi come questo, bisogna dire "Fermatevi, non c'è posto"». E Maroni ha ribadito: «La macroregione del nord dice no ai clandestini. Chiameranno noi governatori per chiederci di ospitare questi profughi ma, fino a quando le commissioni non avranno stabilito che sono profughi, sono clandestini. E io i clandestini non li faccio entrare».

Le tragedie nel canale di Sicilia «hanno scosso anche noi», ha detto Giancarlo Giogetti, capogruppo della Lega alla Camera. ma «proprio in queste situazioni - ha affermato Cota - bisogna avere i nervi saldi e capire come fare perché non si ripetano. È questione complessa e articolata, in cui servono senso della responsabilità e del rigore».

Renato Botto

m.sanfilippo

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