Gli ultra juventini denunciati
Così si è arrivati all'identificazione

La sera di Atalanta-Juventus allo stadio sarebbero entrati diversi ultrà bianconeri privi della tessera del tifoso, che lì, nel settore ospiti del Comunale, non potevano starci e che invece si erano distinti nei tafferugli scoppiati durante la gara.

Gli ultra juventini denunciati Così si è arrivati all'identificazione

La sera di Atalanta-Juventus allo stadio sarebbero entrati diversi ultrà bianconeri privi della tessera del tifoso, che lì, nel settore ospiti del Comunale, non potevano starci e che invece si erano distinti nei tafferugli scoppiati durante la gara. È l'ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti che indagano sugli scontri dell'8 maggio.

I «clandestini» rientrerebbero fra i 75 supporter juventini, per lo più appartenenti al gruppo dei «Drughi», identificati dalla Digos di Bergamo e di Torino grazie ai filmati della polizia scientifica, ma che non risultano ancora iscritti nel registro degli indagati. Dopo le 15 denunce con relativo Daspo all'indirizzo di altrettanti tifosi atalantini della curva Sud, tocca ora alla tifoseria bianconera finire nel mirino del pm Carmen Pugliese.

L'indagine - che contempla i reati di danneggiamento, lesioni e lancio di oggetti atti a offendere - è divisa in tre filoni. Il primo è relativo ai disordini in piazzale Oberdan prima della partita, con una settantina di ultrà nerazzurri della Nord che erano scesi da viale Giulio Cesare e avevano bloccato due pullman di juventini cercando il contatto con 50 rivali.

È la parte più difficile dell'inchiesta, perché i teppisti erano bardati di tutto punto e riconoscerli è impresa ardua. Il secondo filone riguarda i nerazzurri della Sud che sugli spalti avevano ingaggiato con i bianconeri un fitto lancio di bengala e piastrelle divelte dai bagni dello stadio. È da qui che sono arrivate le 15 denunce per i bergamaschi, immortalati dalle telecamere del circuito di sorveglianza.

Infine, c'è il filone «torinese» che riguarda sia gli scontri all'interno del Comunale, sia quelli scatenati tra via Lazzaretto e il piazzale della Sud un'ora prima del fischio d'inizio. Carte e immagini che riguardano questo capitolo hanno da settimane preso la via di Torino, dove la Digos locale sta ultimando l'opera di riconoscimento.

È in questa fase, incrociando nomi e volti noti, che si è scoperto che alcuni dei supporter bianconeri allo stadio sarebbero entrati pur non essendo titolari della tessera del tifoso, obbligatoria per accedere al settore ospiti durante le trasferte. Secondo i primi accertamenti, nessuno di loro sarebbe gravato da Daspo: avrebbero, sì, potuto raggiungere la zona del Comunale, ma non accedere al settore ospiti. Invece, ci sarebbero entrati grazie a quelli che possono essere definiti prestanome da spalto. Pare che gli «abusivi» abbiano infatti utilizzato biglietti regolarmente acquistati da persone munite di tessera del tifoso. Che pure loro, con la cessione illecita del tagliando, potrebbero ora passare qualche guaio.

Vero che gli «imbucati» sono una quota residuale rispetto alle centinaia di supporter bianconeri presenti e alle decine che hanno preso parte ai tafferugli; vero anche che nel gennaio del 2009 i 300 tifosi interisti che avevano scatenato disordini sugli spalti del Comunale (uno spettatore bergamasco fu ferito da un razzo lanciato dai teppisti ospiti) erano tutti muniti di tessera del tifoso.

Ma la circostanza dimostra che l'ingegno ultrà è sempre all'opera se c'è da aggirare un provvedimento incontrovertibilmente efficace nell'arginare gli incidenti da stadio. I controlli ai tornelli Già, perché ai tornelli gli steward, incaricati di verificare la coincidenza tra le generalità stampate sul biglietto nominativo e quelle sul documento d'identità che lo spettatore è tenuto a esibire, fanno quello che possono. E in situazioni di tensione si limitano a recepire le direttive di chi è preposto all'ordine pubblico, nel caso specifico un dirigente della questura.

Insomma, difficile (per tutti, anche per le forze dell'ordine) essere pignoli con centinaia di ultrà rinchiusi in uno spazio limitato che premono per entrare, magari eccitati dall'adrenalina accumulata negli scontri pre-gara. Proprio come era capitato per Atalanta-Juventus. Si era preferito così il minore dei mali, e cioè accelerare i controlli per non innervosire i tifosi e rischiare di innescare ulteriori incidenti. Buon senso, al posto di un'inflessibilità che in certi frangenti può risultare perniciosa. Così, all'interno del Comunale quella sera finirono pure gente e cose (bengala, soprattutto) che lì non sarebbero mai dovute entrare.

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