Venerdì 30 Gennaio 2009

Comitato Rosso-stop in silenzio
Indagini serrate a Stezzano

Nessuna dichiarazione dal Comitato Rosso Stop di Stezzano in merito all'indagine sul T-Red, il semaforo «troppo» intelligente che ha mandato agli arresti il progettista e messo sotto inchiesta 108 persone (tre a Stezzano). Il Comitato guarda fiducioso gli sviluppi della vicenda, ma per ora i suoi rappresentanti intendono mantenere le bocche cucite. Le indagini proseguono e potrebbero provocare una serie di ricorsi da parte degli automobilisti incappati nei controlli e nelle multe. Nell'inchiesta nazionale è coinvolto appunto il comune di Stezzano, dove il «Rosso-stop» ha mietuto parecchie vittime: ci sono due semafori di questo tipo installati sul territorio del comune in via Guzzanica e via Bergamo.

Tra le persone incappate nelle multe, alcuni hanno anche dovuto rifare la patente, come testimonia un cittadino di Dalmine, Leonardo Valente, che tra maggio e luglio 2007 ha preso 6 multe: è finita con il ritiro del documento e con mille euro di sanzione. I due dispositivi semaforici di Stezzano sono ora sotto sequestro preventivo su disposizione della procura della Repubblica di Verona. Sarebbero oltre sessanta in Italia Comuni interessati dall'indagine. Ai Stezzano i carabinieri hanno smontato, tranciandone i fili, i dispositivi che scattavano le fotografie alle vetture. Gli apparecchi erano installati in prossimità dei semafori monitorati e sono stati messi sotto sequestro. Nell'occhio del ciclone la ditta produttrice dei T-Red, la Kria srl, e la ditta concessionaria, la Ci.Ti.Esse srl di Rovellasca (Como) che è quella che ha installato anche i due dispositivi di Stezzano.

La maxi inchiesta ha permesso di scoprire che l'apparecchiatura installata nel territorio nazionale sarebbe difforme da quella omologata dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Era stata chiesta e ottenuta l'omologazione solo per le telecamere dei T-Red e non per le apparecchiature contenute in un armadio di vetroresina posto nelle vicinanze delle telecamere. Queste apparecchiature costituiscono parti fondamentali per il funzionamento del semaforo intelligente. Da qui - secondo gli inquirenti - la frode nelle pubbliche forniture come previsto dall'art. 356 del codice penale. Tutte le infrazioni (passaggio di un veicolo con il semaforo rosso) rilevate con i T-Red sono state accertate dal personale di una società della provincia di Como che - si legge nella nota dei carabinieri - ha percepito una percentuale per ogni infrazione rilevata (dal 30% al 356% della sanzione di circa 150 euro + Iva al 20%).

I pubblici amministratori (39) e i pubblici ufficiali (63) incriminati sono accusati di essersi accordati con le società private incriminate per mettere in atto un progetto di controllo del traffico allo scopo di fare cassa. Il tutto a danno di decine di migliaia di utenti della strada, penalizzati non solo dal pagamento di sanzioni economicamente elevate ma anche con la decurtazione di 6 punti dalla patente di guida per ogni infrazione contestata. Negli incroci di diversi Comuni ai dispositivi T-Red secondo i carabinieri sono stati collegati radar (limitatori di velocità) che agivano sul ciclo naturale del semaforo, da qui il nome di semaforo intelligente. Questo strumento (che entra in funzione al superamento di una certa velocità di un veicolo) non è mai stato approvato né omologato. Il ministro dei Trasporti lo ha vietato fin dal 2005 con una nota trasmessa a tutti gli enti locali, comunicando loro di ritenersi responsabili civilmente e penalmente nel caso in cui, con l'applicazione di questo sistema, si fossero causati incidenti stradali con feriti. Inoltre i carabinieri avrebbero accertato che molti impianti semaforici sono stati regolati in modo tale da presentare una luce gialla di durata inferiore ai 4 secondi, cosi da impedire l'arresto dei veicoli in condizioni di sicurezza.

a.campoleoni

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