Martedì 10 Febbraio 2009

Il «Mario Negri» scopre
l'elisir di «lunga vita»

Azzerare l’attività di un gene soltanto potrebbe - un giorno - consentire all’uomo di campare cent’anni e più senza grossi problemi. La scoperta di un possibile «elisir di lunga vita» porta la firma dei ricercatori dell’Istituto Mario Negri di Bergamo, il cui lavoro è stato pubblicato in queste ore sul «Journal of clinical investigation», una tra le più autorevoli e prestigiose riviste internazionali nel campo della ricerche cliniche.

Diretto da Giuseppe Remuzzi, direttore del Dipartimento dei Trapianti degli Ospedali Riuniti e coordinatore delle ricerche del «Negri Bergamo», e condotto da Ariela Benigni, responsabile del Dipartimento di Medicina molecolare dell’istituto, lo studio prende le mosse da alcuni approfondimenti legati alla cura dell’ipertensione: proprio disattivando la molecola bersaglio dei farmaci antiipertensivi, il gruppo di studiosi bergamaschi ha scoperto che la vita dei topolini utilizzati per gli studi si allungava del 30%.

La molecola disattivata è la «AT1A», ed è uno dei recettori dell’angiotensina II, l’ormone che regola il tono dei vasi sanguigni e la pressione arteriosa. La scoperta è importante non solo perché svela un nuovo meccanismo della longevità, ma anche in virtù del fatto che proprio questo recettore dell’angiotensina è il bersaglio farmacologico di una famiglia di medicinali già in uso sui pazienti che soffrono di pressione alta.

«Oggi – dice Remuzzi – si impiegano questi farmaci per abbassare la pressione arteriosa. Se quanto dimostrato nel topo si dovesse confermare nell’uomo, in futuro questi farmaci si potrebbero usare per allungare la vita». La scoperta dei ricercatori bergamasca è avvenuta sostanzialmente per caso, in modo fortuito, così racconta Ariela Benigni: «Nell’ambito di alcuni studi che stavamo svolgendo – spiega la scienziata bergamasca – abbiamo creato alcuni topolini senza il gene AT1A, privandoli cioè del recettore per l’angiotensina. Ed è così che ci siamo accorti che, rispetto ai topolini normali presenti nel nostro laboratorio, quelli privi del gene AT1A diventavano longevi, vivendo, in buono stato di salute, il 30% in più dei topolini normali».

I ricercatori del «Negri» hanno scoperto anche quali meccanismi si innescano in queste particolari condizioni: in assenza del gene AT1A – spiega Ariela Benigni – si attivano due geni della longevità già noti, il Nampt e la Sirtuina 3. «Abbiamo dunque scoperto un meccanismo molecolare attraverso cui Nampt e Sirtuina 3, che già in passato altri ricercatori avevano legato alla longevità, potrebbero entrare in azione».

a.ceresoli

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