Sabato 14 Marzo 2009

«Split» di polmone ai Riuniti:
sei ore per salvare una 14enne

È durato sei ore l'intervento di trapianto eseguito agli Ospedali Riuniti su una ragazza di 14 anni, affetta da fibrosi cistica. Il polmone sinistro di un ragazzo pugliese di 15 anni, morto per un incidente stradale, ha permesso di sostituire gli organi malati della paziente.

Il lobo superiore del polmone del donatore è stato trapiantato al posto del polmone sinistro della ricevente, mentre il lobo inferiore al posto del polmone destro, mediante una rotazione di 180°. Si tratta del secondo intervento del genere in Italia, dopo quello del 2007 eseguito sempre dall'équipe di Michele Colledan.

È stato necessario far ricorso anche alla circolazione extracorporea, ma i sanitari definiscono l'esito dell'intervento «positivo». «Si tratta della prima tappa di un percorso molto lungo e non privo di rischi, ma che punta a un traguardo importante: quello di offrire a questa ragazza una vita normale» ha commentato Michele Colledan, direttore della Chirurgia dei trapianti.

La ragazza sottoposta al trapianto quando è arrivata la notizia della disponibilità di un donatore era ricoverata a Verona per una grave infezione polmonare, episodi la cui frequenza sempre maggiore aveva determinato l'inserimento nella lista d'attesa, poco più di un mese fa. Attualmente la ragazza si trova ricoverata nella Terapia intensiva pediatrica, diretta da Daniela Codazzi.

L'impegno degli Ospedali Riuniti è cominciato con il prelievo dell'organo, eseguito da Domenico Pinelli, giunto a Taranto grazie a un trasporto aereo organizzato dal Nord Italia Transplant in collaborazione con Avionord, decollato da Orio al Serio alle 22.30 di ieri.

In sala operatoria, per il trapianto, oltre a Colledan c'erano il responsabile della Chirurgia toracica Alessandro Lucianetti, il primario dell'Anestesia 1°, Valter Sonzogni, con gli anestesisti Angelica Spotti e Pietro Brambillasca.

La fase di circolazione extracorporea è stata gestita dal cardiochirurgo Caterina Simon e il tecnico perfusionista Claudio Bertocchi della Cardiochirurgia. Come in ogni trapianto è stato fondamentale l'apporto di tutta l'équipe medica e tecnico-infermieristica.

«La storia dei trapianti in Italia senza Bergamo non sarebbe la stessa» ha detto Bruno Gridelli, direttore scientifico dell'Ismett di Palermo, nel corso del convegno «Bergamo, i trapianti e Giuseppe Locatelli». Quattrocento persone da tutta Italia per fare il punto sulla donazione, sulla chirurgia e sulla ricerca legata ai trapianti, ma anche per celebrare un pezzo di storia dell'ospedale di Bergamo.

«Si è trattato di una coincidenza di tempi singolare - ha sottolineato il direttore generale dei Riuniti Carlo Bonometti - che ribadisce il ruolo di primissimo piano dei Riuniti in un settore così delicato, perché rappresenta per molti malati l'unica strada possibile per la salvezza. Purtroppo in lista d'attesa si muore ancora e oggi abbiamo voluto ribadire l'importanza della donazione».

A condurre i lavori Giuseppe Remuzzi, direttore del Dipartimento d'Immunologia e clinica dei trapianti, in sala oltre a Giuseppe Locatelli, «padre» dei trapianti di rene ai Riuniti, cui il meeting era dedicato, nomi come Lucio Parenzan, Paolo Ferrazzi, autore del primo trapianto cardiaco a Bergamo, Robert Montgomery, immunologo e chirurgo di fama mondiale, ma anche l'ex ministro Mussi, che a Bergamo ha ricevuto due reni nuovi poco più di un anno fa. E, in ritardo di sei ore, Michele Colledan, che ha raggiunto il Centro Congressi appena finito l'intervento.

a.campoleoni

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