Domenica 15 Marzo 2009

Cerete, con i restauri agli affreschi
risplende il «paese dipinto»

«Forse nessun paese del Bergamasco conta tante pitture murali come Cerete. Sulle facciate delle case, sui canti delle vie, è un vero sfoggio di antichi dipinti». Così scriveva Filippo Fogaccia, studioso clusonese, che agli inizi del secolo scorso citava nei suoi studi il «paese dipinto» della Val Seriana, dove è stato presentato il restauro di otto murali sulle pareti esterne di case, palazzi, santelle e della chiesa di Novezio. Un progetto che si abbina agli interventi di riqualificazione in atto nel centro storico e alle iniziative di promozione degli ultimi anni, che aggiungono di diritto questo borgo alle destinazioni irrinunciabili di turisti ed escursionisti.

«Tutto è cominciato negli Anni ’80 – spiega Zaverio Oprandi, 77 anni e già sindaco del paese per 15 anni –, quando il Sistema bibliotecario decise di censire gli affreschi esistenti nei vari paesi. Al tempo ero anche assessore in Comunità montana e dal lavoro di schedatura ebbero origine due mostre fotografiche e un libro. Un’occasione per prendere consapevolezza del tesoro inestimabile che Cerete cela fra le sue case».

Sia a Cerete Basso che a Cerete Alto (un Comune, due parrocchie) si trovano affreschi un po’ ovunque: una meridiana sulla casa del curato, il Sacro Cuore di Maria sulle case del Comune, una Crocifissione sopra l’insegna del «New Bar» di via Volta, una scena cavalleresca e l’Annunciazione sopra l’alimentari Milesi di Cerete Alto. Non sfugge alla regola, sempre a Cerete Alto, nemmeno il monumento ai Caduti, incastonato in quello che un tempo era un altare laterale dell’antica chiesa parrocchiale di Cerete Alto, ancora «tracciata» sulla pavimentazione del sagrato della Cappella Marinoni, pure riccamente affrescata.

In paese sono almeno 30 gli affreschi rintracciati e oggetto del progetto lanciato nel 2005 dal Comune, guidato dal sindaco Gianfranco Gabrieli. «Decisivo – spiega Fiorenzo Savoldelli, assessore all’Edilizia – è stato il censimento curato dalla Fondazione Ferri- Loppi, con l’analisi dello stato di conservazione e proposte preventivate di restauro conservativo. Lo studio Grassi, di Seriate, era giunto a Cerete per il restauro della grande meridiana della casa parrocchiale a Cerete Basso e da qui è partito il percorso che ha consentito il recupero degli affreschi, nella maggioranza dei casi a tema religioso».

Le restauratrici Carla e Katia Grassi di Seriate avevano predisposto per ogni opera censita una scheda tecnica e un preventivo, per il quale si è richiesta una partecipazione anche ai privati proprietari degli immobili. «Hanno aderito in molti – conferma Oprandi –, e siamo riusciti ad aggiungere anche i contributi importanti della Provincia, della Fondazione della Comunità Bergamasca onlus e di Ubi Banca. Complessivamente sono stati eseguiti lavori per oltre 60 mila euro, tenendo conto che in alcuni casi si sono resi necessari anche interventi strutturali, specie sulle cappellette votive».

Oprandi ha seguito il progetto, con la passione di sempre, quale presidente della Fondazione intitolata Maria Ferri e Giacinto Loppi. «La signora Ferri ha voluto istituire questa Fondazione a Cerete, paese dove è nata e dal quale era emigrata in Francia prima e a Roma dove vive». Oggetto di restauro, dunque, la Crocifissione di via Volta, la Crocifissione e la scena Cavalleresca su due stabili di piazza Martiri della Libertà, i dipinti della parete sud della chiesa della Natività di Maria a Novezio, la Madonna in trono con Bambino e Santi in via Locatelli, la cappella dell’Immacolata della frazione Presenza, quella della Deposizione in via Donizetti e la Casa della Misericordia di via IV Novembre.

All’incontro in municipio sono stati presentati i lavori svolti da «Art Point», consorzio di restauratori bergamaschi che ha sede a Dalmine. «Il recupero degli affreschi di Cerete è stato particolarmente articolato – spiega il presidente Mauro Maffiuletti – per la varietà delle superfici e delle tecniche utilizzate». Le opere risalgono (anche se per alcuni la datazione resta ignota) in molti casi alla seconda metà del ‘400 e agli inizi del ‘500, ma vi sono anche alcune opere della prima metà del secolo scorso.

a.benigni

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