Sabato 24 Ottobre 2009

La mamma di Jessica racconta:
il nostro era un rapporto magico

«Ci bastava guardarci negli occhi per capirci, sia nel bene che nel male». Monica Galizzi, 40 anni, mamma di Jessica Santini - la studentessa 19enne di Tribulina di Scanzorosciate che ha perso la vita giovedì pomeriggio a causa della rottura improvvisa di un aneurisma cerebrale - ricorda così il rapporto speciale che aveva con la figlia.

«Non sembravamo madre e figlia, ma due sorelle - ricorda la mamma di Jessica -, avevamo un rapporto bellissimo, speciale. Cercavamo di passare più tempo possibile insieme. Ci eravamo anche iscritte ad un corso di idrobike in piscina, che frequentavamo insieme settimanalmente».

A distanza di poche ore dalla tragedia, Monica Galizzi non riesce certo a rassegnarsi all'idea di aver perso per sempre quel rapporto magico con la sua Jessica, ma ricostruisce così gli ultimi attimi in cui, mercoledì sera, la ragazza era ancora cosciente: «Mercoledì sera eravamo a casa a guardare il televisore - racconta -. Con noi c'era anche Marco, il suo ragazzo. All'improvviso Jessica ha iniziato a dire che le faceva male, forte, la testa. Poi ha perso conoscenza. Abbiamo chiamato il 118, che è arrivato dopo pochi minuti».

Da quell'istante la studentessa non si è più ripresa. «E' stata ricoverata nel reparto di Terapia Intensiva Neurologica dei Riuniti - dice Monica Galizzi -. Il personale medico ha assistito mia figlia fino all'ultimo, ma non c'è stato niente da fare». La 19enne ha lottato tra la vita e la morte fino alle 16 di giovedì: l'ora in cui il suo cuore ha smesso di battere.

Accanto a lei, fino all'ultimo, c'era l'affetto di papà Fabio, della mamma, del patrigno Andrea, dei fratelli Stefano di 15 anni e Leonardo e Gabriele, entrambi 5 anni, che hanno sperato che Jessica riprendesse conoscenza. «Abbiamo acconsentito al prelievo degli organi, così come Jessica avrebbe voluto - sottolinea Monica -. Sono stati donati il pancreas, la milza, i reni e le cornee. Io e lei avevamo fatto questo discorso tempo fa: io le avevo detto che se mi fosse successo qualcosa avrei voluto far espiantare i miei organi. Lei mi aveva risposto di non preoccuparmi, che avrei vissuto fino a 100 anni. Aveva detto che avrebbe fatto lo stesso, in caso di morte. "Siamo sulla stessa barca, mamma", mi aveva detto».

La salma della ragazza si trova nella camera mortuaria degli Ospedali Riuniti di Bergamo e non farà ritorno nella sua abitazione di Tribulina, in via Collina Alta, 20. Il funerale sarà celebrato lunedì alle 15 nella chiesa parrocchiale di Tribulina. La salma sarà tumulata nel cimitero del paese.

Jessica era una ragazza amata, sempre circondata da molti amici. Come ha confermato il numero di giovani che venerdì ha affollato la camera mortuaria dei Riuniti. «Questa mattina era presente tutta la sua classe, la Quinta C dell'istituto Falconi di Bergamo - ha riferito Monica Galizzi -. C'erano anche gli insegnanti e il preside della scuola. Mia figlia aveva molti amici, era una ragazza molto solare. Per tutti noi era come un raggio di sole. Allegra e cordiale. Aveva gli interessi che hanno tutte le ragazze a 19 anni. Amava prendersi cura dei suoi fratelli Leonardo e Gabriele di 5 anni. In mia assenza gli faceva un po' da mamma».

Un posto speciale nel cuore della ragazza, da un anno, era occupato da Marco, di Seriate. «Il loro era un amore grande e pulito - spiega, commossa, la mamma di Jessica, Monica commossa -. Avevano cura e rispetto l'uno per l'altro. Sembravano una copia fatta: il loro non era un amore adolescenziale ma maturo e responsabile».

m.sanfilippo

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