Giovedì 09 Aprile 2009

Alice, «coraggiosa e leale»
Marco, «il vigile eroe»

Oggi è il giorno delle lacrime e delle preghiere. I funerali di Alice Dal Brollo si sono conclusi verso le 16 nella chiesa parrocchiale di Cerete Basso. Il rito funebre, celebrato in modo tradizionale, ha visto la partecipazione di moltissima gente, soprattutto giovani. Tutta la chiesa era gremita e anche il piazzale antistante era affollato di persone addolorate, in un clima di silenzio quasi mistico.

I funerali sono stati molto toccanti e commoventi. Il parroco, don Matteo Perico, nella sua omelia ha detto: "Siamo vicini a Pasqua e anche Alice risorgerà, al di là di quella terribile tragedia che è stata il terremoto in Abruzzo". Due amiche di Alice, una del liceo e una del paese, hanno ricordato la ventenne raccontando i tanti momenti belli, con Alice che aveva sempre la battuta pronta, e sottolineandone "il coraggio e la lealtà. Andremo avanti così anche noi, per lei".

Al rito funebre erano presenti anche il sindaco di Cerete, Gianfranco Gabrieli, la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, la Guardia di Finanza, i Carabinieri e le unità cinofile. Tutti insieme per regalare ad Alice l'ultimo abbraccio.    

I funerali di Marco Cavagna sono invece iniziati alle 16.30 nella chiesa di San Giorgio Martire a Treviolo e sono stati celebrati dal parroco, don Francesco Spinelli. Al rito funebre ha preso parte una folla commossa, molte autorità e rappresentanti delle istituzioni, a cominciare dal Sottosegretario del Ministero degli Interni, Nico Palma.

Il feretro è arrivato in chiesa su un'autobotte scortata dai Vigili del Fuoco.

Di Mauro ha parlato anche la moglie Simonetta: «Eri l'uomo del pronto intervento, capace di risolvere i grandi e piccoli problemi di ogni giorno. So che ci sarai comunque vicino, a me e ai nostri bambini. Insieme a te avremmo dovuto fare ancora tante cose: continueremo ad amarti più che mai».

Di Marco Cavagna ha parlato anche il sindaco di Sorisole, Eros Mastrobuono, amico del vigile del fuoco che ha perso la vita in Abruzzo, che ne ha ricordato le doti da eroe. Al termine del rito funebre, la salma del vigile del fuoco è stata tumulata al cimitero di Treviolo.

Le salme della ragazza, rimasta vittima dello spaventoso sisma che ha colpito l'Abruzzo, e del vigile del fuoco, stroncato da infarto mentre stava per raggiungere L'Aquila per soccorrere le popolazioni colpite dal terremoto erano arrivate giovedì a Cerete e a Dalmine.


TUTTI IN FILA PER SALUTARE ALICE
«Alice era una ragazza solare», dice la sua insegnante di danza alla scuola «Arabesque» di Clusone, Floriana Barletta. «Era molto brava, ma non faceva la prima donna, anzi aveva sempre la battuta pronta e faceva gruppo. La classica ragazza gioiosa e aperta. Avevamo partecipato anche, realizzando le coreografie, all'edizione del 2006 del programma televisivo "Ragazzi on the road" dell'emittente locale Antenna 2, e lei si era impegnata molto per esserci a tutte le date anche se lontane da casa e impegnative. La chiamavamo "l'omino della Michelin" perché d'inverno arrivava in motorino alle prove, tutta imbacuccata con giacca e maglioni per proteggersi da freddo. La ricorderemo sempre con affetto e immensa stima e domani saremo tutti insieme a darle l'ultimo saluto».
Perché Alice Dal Brollo, ventenne vittima del terremoto abruzzese, metteva passione in tutto ciò che faceva. La passione e la determinazione l'avevano portata lontana da casa a studiare quella facoltà così originale, Scienze investigative, che più di una volta aveva fatto sorridere i suoi parenti.
E quella terra straniera l'ha portata via alla mamma Pasqua Epis, titolare della società «Essenza» e al papà Paolo che vive a Borgosesia. Mercoledì sera Alice è tornata a casa, di notte, quasi per non disturbare, ma, anche se erano già quasi le 23, il vialetto in poco tempo si è riempito di persone. Gente che ha continuato a salutarla per tutto il giorno di venerdì 9 aprile alla camera ardente allestita nell'abitazione di Cerete Basso in via Moscheni. Un via vai di amici, parenti, compagni di scuola e semplici conoscenti che hanno voluto pregare un po' per lei o semplicemente stare in silenzio per ricordarla; più di 60 i mazzi di fiori e dietro alla bara il poster con l'immagine e la scritta che l'Istituto Fantoni le ha dedicato.
Cordoglio e commozione che da giorni vanno avanti anche su internet: sono infatti ben 705 le persone iscritte al gruppo su Facebook per salutarla e molti i commenti lasciati. Tutti di affetto e di sincera simpatia. Oggi alle 15 partirà il corteo dall'abitazione per la parrocchiale di Cerete Basso.

I VIGILI DEL FUOCO ABBRACCIANO MARCO CAVAGNA

Oggi è il giorno dell'addio al caposquadra dei vigili del fuoco Marco Cavagna, 50 anni, di Treviolo, morto lunedì 6 aprile per un infarto mentre stava per raggiungere L'Aquila con i colleghi del comando di Bergamo in soccorso delle popolazioni colpite dal terremoto. I funerali, sono stati celebrati nella chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire a Treviolo, partendo dalla sede dei vigili del fuoco di Dalmine, in via Vailetta, dove è allestita la camera ardente. La salma di Marco Cavagna è arrivata mercoledì sera verso le 20 scortata da una colonna di mezzi dei vigili del fuoco con il comandante provinciale Giuseppe Verme. Era partita nel primo pomeriggio dall'ospedale di Pescara, dove in mattinata sono stati effettuati gli accertamenti medico legali sul corpo del caposquadra. Ad accoglierla nel piazzale del distaccamento di Dalmine c'erano la moglie Simonetta, i parenti, gli amici e i colleghi del caposquadra: all'arrivo del feretro il silenzio è stato interrotto soltanto dal suono prolungato della sirena di un mezzo dei vigili del fuoco. Nella camera ardente, allestita in una sala del Polo didattico, dove i colleghi hanno predisposto il picchetto d'onore, c'è stato un momento di preghiera con il parroco di Treviolo, don Francesco Spinelli. Marco Cavagna abitava a Treviolo in via Galetti con la moglie e i figli Lorenzo, di 10 anni, e Francesca di 6.
Grande il dolore dei colleghi, quanto grande era il legame che li univa al loro caposquadra. «Lo svizzero», come lo chiamavano tutti, per la precisione con cui svolgeva il suo lavoro. A ricordare Marco Cavagna tutti i suoi ragazzi. «Non piangiamo solo un collega – dice facendosi forza il Maurizio Cividini, vigile del fuoco con lui in prima linea fin dai tempi del militare -. Sa, quando si fa questo lavoro si condividono ansie, paure e si vivono delle situazioni che ti portano ad instaurare con chi opera nella tua squadra un rapporto di totale fiducia e affetto. Marco per me, ma anche per gli altri compagni, era un fratello. Ecco perché quello che è successo per noi è un dolore immenso».
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni, dopo aver avviato la procedura per la medaglia d'oro al merito civile al caposquadra (già medaglia d'argento per aver salvato nel '97 un ragazzo intrappolato nel crollo di un edificio ad Albano Sant'Alessandro), ha annunciato che chiederà al Presidente della Repubblica un riconoscimento per l'intero Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

e.roncalli

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