Mercoledì 22 Gennaio 2014

Ancora 500 Dna da esaminare

Per Yara sono l’ultima speranza

La tomba di Yara

In assenza di colpi di scena, le ultime speranze di risolvere il giallo della morte di Yara e risalire all’assassino è legata a 500 provette, le ultime. Si tratta della tranche residua di dna, su un totale di ben 18 mila campioni prelevati nel corso di tre anni di indagine.

Gli ultimi 500 campioni genetici sono sotto la lente dei Ris di Parma: nelle prossime settimane anche quest’ultimo pacchetto sarà smaltito dai laboratori e il responso finirà sul tavolo del sostituto procuratore Letizia Ruggeri, che coordina l’inchiesta. Le possibilità che fra questi 500 si nasconda il dna corrispondente a quello dell’assassino (già ribattezzato «ignoto 1» e isolato a partire da tracce biologiche trovate sugli indumenti della vittima) sono piuttosto basse.

Questi ultimi profili biologici da comparare non appartengono infatti a persone a cui gli inquirenti sono giunti raccogliendo indizi interessanti o formulando sospetti: in questi casi la comparazione del dna viene fatta d’urgenza e la risposta arriva nel giro di poche ore al magistrato. No, questi ultimi 500 dna a cui si aggrappa l’inchiesta di Yara sono stati per lo più presi a campione. Per esempio a Brembate Sopra o a Chignolo d’Isola, scartabellando nei tabulati telefonici risalenti all’epoca della scomparsa della ragazzina. Molte fra le persone il cui cellulare era semplicemente «agganciato» alle celle telefoniche di quelle aree (perché stavano passando di lì) erano state convocate nelle caserme dei carabinieri, per il prelievo salivare. Oppure si tratta di campioni acquisiti fra la popolazione della Valle del Riso, seguendo la pista del «figlio illegittimo», in una sorta di censimento biologico che non ha precedenti – almeno non con numeri così elevati – nella storia delle indagini di polizia giudiziaria in Italia.

Per saperne di più leggi L’Eco di Bergamo del 22 gennaio

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