Bimba morta di malaria, via alle indagini Gli esperti lavorano su tre ipotesi

Bimba morta di malaria, via alle indagini
Gli esperti lavorano su tre ipotesi

L’indagine su come sia avvenuto il contagio della bimba morta di malaria è appena all’inizio, e ci vorranno diversi giorni solo per sapere se il plasmodio che ha colpito la piccola italiana è lo stesso della famiglia presente all’ospedale di Trieste.

A fare il punto è Walter Ricciardi, presidente dell’Iss, che spiega come i ’007’ dell’istituto e del ministero stiano lavorando su tre ipotesi. «Gli esperti stanno studiando le caratteristiche delle zanzare locali sulla base di diverse ipotesi - ha spiegato Ricciardi a margine di un evento -. La prima è basata su un’analisi genetica, perché il parassita che ha colpito la bambina è lo stesso in generale, perché il plasmodio è il falciparum, ma questo non significa che sia identico, perché ci sono varie famiglie. Per questo bisogna fare il test del dna e vedere se c’è coincidenza. Se ci dovesse essere perfetta sovrapponibilità si apre uno scenario di un incidente ospedaliero che naturalmente dovrà poi essere analizzato per capire come sia avvenuto, perchè non è solo un piccolo frammento di sangue che deve essere passato, deve essere un incidente tale da ripetere artificialmente quello che fa la zanzara, prendere sangue infetto e reinserirlo nella bambina. Ci vuole un atto invasivo». Per la verifica, spiega l’Iss, servirà ancora qualche giorno. Un’altra ipotesi è che a trasmettere la malattia sia stata una zanzara. «Va verificato come sia stato possibile che sia stata una zanzara anofele italiana, che in Italia è presente ma non è mai stato dimostrato che fosse capace di trasmettere il plasmodio falciparum - afferma Ricciardi -. Gli altri plasmodi sì, ma questo più pericoloso mai». Oppure, ed è la terza ipotesi - prosegue - «si tratta di una zanzara importata, che non è un caso raro, però a questo punto bisogna capire come sia stata possibile che si sia allontanata da un aeroporto, perché normalmente quelle importate non sopravvivono a lungo una volta arrivate in Italia e non vanno molto lontano dagli aeroporti. Non è mai successo che una zanzara si sia spostata così tanto, si puó pensare che dall’aeroporto sia stata «portata» con qualche altro mezzo, ma ritengo l’ipotesi impossibile».


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