Venerdì 11 Gennaio 2008

Buono sociale, un sostegno alle famiglie che assumono regolarmente una badante

Il fenomeno del lavoro nero tra le badanti si combatte anche rendendo conveniente, per le famiglie che hanno bisogno di far accudire un proprio caro, l’assunzione delle stesse assistenti, ormai quasi al 100 per cento immigrate. In questo senso i sei Comuni dell’Ambito 1 per i Servizi sociali, ovvero Bergamo, Ponteranica, Torre Boldone, Gorle, Orio e Sorisole, sono stati antesignani nel 2007 di un’iniziativa importante, che si rinnoverà anche nel 2008: si tratta del buono per assistenti familiari, ovvero un contributo, o «provvidenza economica» come specifica l’assessore alle Politiche sociali Elena Carnevali, che può essere determinante affinché le famiglie assumano regolarmente una badante, senza cercare scorciatoie fuori dalle regole.

«Con il buono per assistenti familiari già dall’anno scorso abbiamo anticipato la circolare della Regione Lombardia che negli ultimi giorni sta invitando tutti i Comuni a prevedere forme di assistenza economica per l’assunzione regolare delle badanti – spiega l’assessore -. Quest’anno il buono si rinnova, con maggiori risorse a disposizione. L’obiettivo, con queste erogazioni dell’Ambito 1, è quello di coprire l’eventuale differenza economica che passa tra un’assunzione irregolare, in nero, e un’auspicabile assunzione in piena regola delle assistenti. Spesso addirittura l’assunzione irregolare rientra in un vero e proprio fenomeno di caporalato che va assolutamente combattuto, soprattutto in una città in cui l’indice di invecchiamento è sempre più elevato e in cui crescono le esigenze di assistenza».

Il buono per assistenti familiari è una provvidenza di 250 euro al mese, quindi 3 mila euro per un anno. Può essere erogato a tutti i cittadini residenti nei sei Comuni dell’Ambito 1 che non siano in condizioni di autosufficienza e abbiano un Isee (indicatore della situazione economica equivalente) non superiore a 10 mila euro per persone che vivono sole e a 14 mila euro per persone che fanno riferimento ad un nucleo familiare. Per ottenere il buono serve naturalmente un contratto di lavoro regolare con una badante oppure la documentazione che dimostra l’esistenza di una procedura di assunzione in corso.

SPORTELLI E INFORMAZIONI
Da lunedì, fino al 22 febbraio, sarà possibile richiedere il buono per le assistenti, presentando domanda agli sportelli comunali di via San Lazzaro 3 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12) o rivolgendosi agli sportelli dei Servizi sociali degli altri cinque Comuni dell’Ambito 1. Il budget complessivo messo a disposizione dai sei Comuni è di 132 mila euro, contro i 51 mila stanziati lo scorso anno, per garantire il buono fino a 12 mesi e non più fino a 8, com’era avvenuto nel 2007.

IL BUONO SOCIALE
Altri 284 mila euro saranno destinati, sempre nel 2008, a coprire le eventuali richieste di buono sociale, ovvero un sostegno alle famiglie che, per curare un proprio congiunto non autosufficiente, organizzano l’assistenza in forma autonoma. Anche in questo caso il contributo, di 150 euro, potrà ripetersi per 12 mensilità. Potranno farne richiesta, sempre da lunedì al 22 febbraio, le persone non autosufficienti con redditi non superiori agli 8 mila euro, nel caso in cui siano sole, oppure fino ai 12 mila euro nell’ambito di un nucleo familiare. Sia per il buono sociale, sia per il buono-assistenti, le graduatorie per l’accesso al contributo saranno uniche per l’Ambito dei sei Comuni, quindi non suddivise sui diversi territori.

I NUMERI
Nel 2007, quando le soglie Isee considerate erano più basse, l’Ambito 1 aveva ammesso al pagamento 22 buoni per assistenti su 24 richieste (in un caso però per due persone all’interno dello stesso nucleo familiari). I buoni sociali erano stati invece 214: 127 per anziani, 64 per adulti e 23 per minori. «Per entrambe le tipologie di buoni lo scopo principale è tutelare la domiciliarità, favorendo le famiglie che scelgono di fare assistenza in casa – aggiunge la presidente dell’Ambito 1 Anna Elisa Colleoni, assessore a Torre Boldone -. Tant’è che oltre all’aiuto economico la famiglia entra anche in contatto con la rete degli assistenti sociali, spesso tramite la formulazione di un Piano di assistenza individualizzata». (11/01/2008)

e.roncalli

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