Venerdì 21 Novembre 2008

Delitto Hina, niente periziapsichiatrica per il padre

Prima udienza alla Corte d’Appello di Brescia del processo di secondo grado per l’omicidio di Hina Saleem, la ragazza uccisa nell’agosto del 2006 a Sarezzo, nel bresciano, e che da qualche tempo conviveva con Giuseppe Tempini, un 33enne originario di Costa Volpino.In primo grado per l’omicidio erano stati condannati a trent’anni di carcere il padre e i due cognati di Hina, a due anni lo zio. I giudici hanno respinto le richieste dell’avvocato Paola Savio, legale del padre della ragazza, riguardanti una perizia psichiatrica del proprio assistito, un altro sopralluogo sul luogo del delitto, accertamenti medico-legali su una ferita sul corpo di Hina che a secondo il pm potrebbe non essere stata fatta dal padre, e altri accertamenti sull’arma del delitto relativamente a una traccia organica non appartenente al padre.L’avv. Savio ha spiegato che la perizia «non è finalizzata a ottenere una infermità mentale, ma un approfondimento, ad esempio sulle motivazioni che hanno portato al gesto. Secondo il gup si è trattato di una punizione da parte del padre musulmano, invece potrebbe essere stato un gesto di disperazione da parte di un uomo che non riusciva a recuperare la figlia».L’avv. Loredana Gemelli, legale di Giuseppe Tempini, il fidanzato di Hina, ha replicato con fermezza a proposito delle richieste: «il padre ha sempre detto che Hina era una cattiva musulmana e adesso viene a dirci che lui è pazzo. Ricordatevi poi che questo è un delitto deciso da un consiglio di famiglia firmato a più mani».(21/11/2008)

e.roncalli

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