«Dopo 41 anni di contributi 400 euro di pensione per mio padre»

«Dopo 41 anni di contributi
400 euro di pensione per mio padre»

Un cartello lungo la Briantea e un sito internet: la singolare denuncia contro i calcoli dell’Inps.

Per protestare contro il sistema pensionistico italiano ha scelto due strade: un cartello lungo la Briantea, tra Villa Mapelli e il semaforo di Ponte San Pietro e un sito internet dal nome inequivocabile chevergogna.it. «Questa iniziativa di protesta è stata intrapresa per far conoscere ai media e alla popolazione italiana, la storia di un pensionato che, dopo aver lavorato onestamente e duramente tutta la vita, totalizzando circa 41 anni di contribuzione piena, versando in totale oltre 180.000 euro di contributi, ha ottenuto una pensione di circa 400 euro (euro più/euro meno), trattamento pensionistico minore di una pensione sociale e degno di essere considerato un insulto alla carriera lavorativa di chiunque suo pari. La protesta è nei confronti dell’Inps e dei burocrati che lo costituisco, che da oltre 6 anni si nascondono dietro procedure burocratiche asettiche e impenetrabili, negandone il diritto a ricevere il giusto trattamento pensionistico, che in via esplorativa era stato quantificato tra 1.500-1.700 euro» spiega Massimo Mussetti , ingegnere di Sorisole.

Il cartello lungo la Briantea

Il cartello lungo la Briantea

Nel dettaglio, come riportato dal sito internet: «Mio padre , nel lontano 2010, come la maggior parte degli aspiranti pensionati in Italia , si rivolgeva ad un patronato , l’IncaCgil per una consulenza. Oltre a comunicargli l’accesso alla pensione di anzianità da novembre 2010, gli veniva fatta una simulazione dell’importo, 1500/1600 euro lordi circa. La sede Inps di Bergamo liquidava invece una pensione di un importo nettamente inferiore, 430 euro circa. La domanda di ricostituzione della stessa, presentata sempre dall’Inca, veniva respinta , in quanto errata nel merito della motivazione. A questo punto, sfiduciato, ho chiesto personalmente conto di questa macroscopica discrepanza , in un colloquio con la responsabile del provvedimento, alla presenza di un legale di fiducia. Colloquio assolutamente insoddisfacente per il carattere evasivo, reticente od omissivo dei supposti chiarimenti , che in sintesi , hanno solo riguardato l’apodittica infallibilità della procedura di liquidazione, ignorando il merito della contestazione».

«Assolutamente insoddisfatti della consulenza “subita” ,abbiamo ovviamente chiesto ulteriori consulenze e pareri , che oggi sostanziano la mia ferma convinzione che mio padre abbia subito un’enorme ingiustizia. Incredibilimente abbiamo scoperto che l’Inps si avvale di due procedure/programmi per le pensioni, per consulenza e liquidazione entrambe ufficialmente riconosciute dall’istituto. La procedura ufficiale per la liquidazione si chiama Unicarpe . E’ una procedura relativamente recente che ha rimpiazzato quella precedente (Procedura Pensioni) utilizzata per decenni».

«Questa procedura viene utilizzata esclusivamente dall’Inps. L’altra procedura o programma si chiama Carpe Pc, viene regolarmente aggiornato ed è utilizzato dall’Inps per consulenze rapide e simulazioni, ed è l’unico programma che l’Inps fornisce a tutti i patronati per la consulenza. Non trovate surreale che due procedure ,”le sole due” entrambe dell’Inps , destinate allo stesso utilizzo, a parità di dati in ingresso (estratto contributivo),diano un risultato finale macroscopicamente diverso? Correggetemi se sbaglio, ma penso che dal punto di vista logico ,sia inconfutabile l’affermazione: una od entrambe le procedure sono sbagliate( supposizioni che ne derivano …..”omissis”)».

«Come è surreale , data l’inconfutabilità della precedente affermazione, che nonostante la contestazione rivolta direttamente all’ufficio competente ,nessuno si sia attivato per rimuovere tempestivamente l’anomalia( e sono passati quattro anni). L’unico riferimento normativo /procedurale da noi reperito , inficia la presunta infallibilità della procedura Unicarpe , e trovo inaccettabile che mio padre ,con 43 anni di contributi, debba subire questa situazione kafkiana, senza nemmeno il diritto che gli venga spiegato in modo chiaro , esaustivo e con i dovuti e pertinenti riferimenti normativi, perché debba supinamente subire, di vivere al di sotto della soglia di povertà. Parafrasando una discutibile e ,nel mio caso , beffarda pubblicità, “la faccia che l’INPS ci mette” non mi è piaciuta. Ed è legittimo ipotizzare che mio padre non sia l’unico danneggiato» .

«Di fatto il sistema è questo: io che devo andare in pensione vado da un Caf e mi faccio fare il preventivo, il Caf utilizza Carpe-Pc e mi dice che devo prendere 1500 euro, sulla base di questa informazione decido di andare in pensione, mi licenzio e mi congedo dal mondo del lavoro, e poi quando mi arriva la pensione scopro che l’INPS mi riconosce solo 430 euro??? E non posso più fare nulla per cambiare le cose se non fare causa all’Inps!!! Vi rendete conto che se il problema riguardasse milioni di pensionati, per qualche decina di euro e non per 1300 euro come mio padre, l’Inps potrebbe avere centinaia di milioni di euro di arretrati da ridistribuire ai pensionati indebitamente trattenuti?».


© RIPRODUZIONE RISERVATA