Martedì 12 Agosto 2008

Dossier immigrazione, uno studio su indiani, romeni, ucraini e pakistani

Saranno presentati il 22 settembre i nuovi dati sull’immigrazione in Bergamasca, elaborati dall’Osservatorio delle Politiche Sociali della Provincia di Bergamo. Nel rapporto, oltre ai dati riguardanti le singole nazionalità, sarà affiancata una ricerca quantitativa e un approfondimento su nazionalità per le quali mancano ricerche locali: rumeni, ucraini, indiani e pakistani su cui l’Osservatorio ha fornito alcune anticipazioni.Gli indiani in provincia Secondo quanto raccolto dall’Osservatorio, al 31 dicembre 2006 risultano residenti in provincia di Bergamo 4709 indiani, con un aumento del 126% rispetto al dato di tre anni prima. Il 66% è di sesso maschile; la loro distribuzione si concentra principalmente nella zona della Val Cavallina e nella Bassa bergamasca. La loro presenza è legata anche all’esistenza di aziende agricole e ortofrutticole. Sul fronte della religione, sono due i templi Sikh in provincia: a Cividino e a Palosco (ora chiuso). Oltre alle funzioni religiose, si organizzano corsi di lingua italiana e indiana, feste a sostegno per i più bisognosi. I templi sono gestiti da associazioni che perseguono il rafforzamento dell’identità e della solidarietà interna al gruppo e mettono in secondo piano le relazioni e i rapporti esterni. Esiste quindi il rischio che si possano alimentare tendenze alla separatezza e all’esclusione. I matrimoni misti hanno una scarsa incidenza. È presente l’uso di combinare matrimoni ma, poiché non esiste un vero e proprio mercato matrimoniale locale, parecchi immigrati rientrano in patria per sposarsi. La presenza rumena In base ai dati del Ministero dell’Interno elaborati dall’ISTAT al 1° gennaio 2007 la Romania è la seconda nazionalità presente in Italia, prima se si considera solo il numero di donne. A Bergamo i rumeni rappresentano il 7,8% degli stranieri; la quota di sesso maschile è del 53,1%. Il settore che assorbe il maggior numero di immigrati rumeni è quello edile per gli uomini mentre le donne si occupano della cura della persona lavorando come assistenti familiari. Dalle testimonianze emergono i problemi che affliggono i lavoratori rumeni nel lavoro edile: il lavoro nero, quello grigio, i sotterfugi dei datori di lavoro e i conseguenti rischi di infortunio per la mancanza di sicurezza nei cantieri. Per le donne che lavorano nel settore della cura invece il peso maggiore è quello della precarietà, perché il rapporto di lavoro può interrompersi da un momento all’altro a causa della morte dell’anziano accudito, cosa che comporta anche la perdita della casa. Il problema della prostituzione. Secondo i dati presentati dall’Associazione Melarancia Onlus nel 2006 sul territorio provinciale le ragazze rumene sfruttate sessualmente occupano il secondo posto. Molte di queste ragazze rumene vengono portate in Italia con la promessa di un lavoro e indotte a prostituirsi al momento del loro arrivo in Italia. Un altro dato preoccupante è l’aumento del numero di minorenni sulla strada.Gli ucraini Gli ucraini residenti in provincia al 31 dicembre 2006 sono 2161, in grande maggioranza (l’80%) donne. La componente irregolare è stimata intorno al 25%. Rispetto all’età anagrafica si nota una elevata presenza di donne “mature”, con un’età che va anche oltre i 45 anni. La maggiore presenza femminile è spiegata in alcune interviste con la facilità per le donne a trovare lavoro come badante, baby-sitter o domestica e con il fatto che gli uomini non sarebbero abbastanza forti da affrontare i momenti di difficoltà.Non per tutte le donne ucraine Bergamo è la prima meta raggiunta in Italia, ma si sono trasferite in questa città anche grazie al sostegno di reti parentali o conoscenti che abitavano già in loco e trovavano per l’amica un’occupazione più remunerativa o una situazione migliore. Il lavoro maggiormente svolto dalle donne ucraine è quello di assistenza alla persona o dei lavori domestici. Le ucraine cercano di mantenersi in contatto con la propria famiglia attraverso il telefono e le lettere. Però l’emigrazione di madri e mogli ha portato alla rottura degli equilibri familiari tradizionali: secondo ricerche svolte da associazioni ucraine il rischio di separazione coniugale è alto e i figli sono sempre più emotivamente deboli e fragili. Si parla di “orfani sociali” cioè di bambini benestanti grazie alle rimesse inviate dal parente emigrato ma incapaci di gestire il denaro che ricevono.L’immigrazione pakistana Gli immigrati pakistani in Italia sono per la maggior parte maschi, con un grado di scolarizzazione medio-alto. Solitamente vengono impiegati nel settore agricolo, nelle industrie tessili e meccaniche e nel commercio. Solo il 20% lavora come imprenditore. L’età media è di 44 anni. La presenza di immigrati pakistani in provincia è relativamente recente ma numericamente significativa. Infatti nel 2006 i pakistani erano all’ottavo posto nella graduatoria dei paesi di provenienza, mentre in Italia la comunità pakistana si colloca al diciannovesimo, secondo gli ultimi dati dell’ISTAT. La quota di irregolari è stimata intorno al 14%. In provincia i pakistani sono dislocati soprattutto nelle aree industriali con concentrazioni forti nel polo di Zingonia. I pakistani emigrano principalmente per scelta della famiglia, mossi da ragioni economiche e dalla prospettiva di un miglioramento della qualità della vita. Con il passare del tempo il loro progetto migratorio può cambiare in base alla loro nuova situazione sociale ed economica. L’uomo pakistano in Italia si prepara per l’arrivo della propria donna e della propria famiglia predisponendo una casa dignitosa anche impegnandosi in onerosi mutui per l’acquisto della stessa. In quasi tutte le interviste emerge il problema della lingua e uno dei bisogni primari degli immigrati pakistani è proprio imparare l’italiano. C’è anche un’altra difficoltà: mentre indiani o cinesi spesso lavorano insieme, i pakistani hanno occupazioni diversificate e la questione della lingua, oltre che centrale per un buon inserimento, diventa vitale per evitare l’isolamento. La pratica religiosa islamica è fondamentale nella vita dei pakistani. In provincia le moschee (a Bergamo, San Paolo d’Argon, Montello, Martinengo e Treviglio) sono molto frequentate ma solo da uomini perché le donne pregano a casa.(12/08/2008)

e.roncalli

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