Martedì 10 Dicembre 2013

Era il «motore» di Sainz e McRae

Ora è la guida dell’autodromo

Umberto Andreoletti
(Foto by San Marco Foto)

Immaginatevi cosa sarebbe successo se un grande capitano di vascello avesse sofferto di mal di mare. Una diabolica sliding door che avrebbe finito per scombussolare una storia, non soltanto personale, obbligando il protagonista ad abbandonare acqua, prua, babordo e compagnia galleggiante, oltre a tutti i propositi di grandezza rimasti custoditi in un cassetto chiuso a chiave. A Umberto Andreoletti è andata diversamente: mollati per cause fisiche i propositi di diventare un grande navigatore (di terra, non di acqua: meglio precisare, visto il contesto), lui è riuscito comunque a farsi strada nel mondo dei motori, ritagliandosi una brillante carriera professionale a bordo pista, fino ad arrivare ad uno scintillante ufficio con vista circuito.

Il curriculum

Lui ora è il direttore generale dell’autodromo di Franciacorta, ma a quarantatrè anni può vantare un curriculum motoristico da fare invidia, con la sua carriera professionale partita da Rovetta e arrivata alla Formula 1 e poi al grande rally, affiancando leggende del calibro di Carlos Sainz e Colin McRae. Il tutto, per l’appunto, bypassando un inizio che sembrava sbarrargli in ogni modo la porta d’ingresso verso la sua passione: troppo poco ricco per potere correre (il motorsport non concede sconti al talento), troppo malandato per fare il navigatore, visto che ogni giro di ricognizione guardando la cartina e macinando appunti si trasformava in un calvario, alla faccia della miriade di cerotti appiccicati sul collo che servivano solo a destabilizzarlo. Ma anche troppo innamorato di un pianeta che voleva a tutti i costi fare suo, tanto da prendere una rincorsa lunga studio e fatica: laureatosi in ingegneria meccanica con indirizzo veicolista, a ventotto anni ecco l’entrata in Brembo e una scalata iniziata come tecnico di pista dei freni. I paddock della Formula 1 che diventano familiari quanto il cortile di casa, poi il passaggio al programma rally, con notevole gioia.

Il mondo delle corse

«Fu una grande soddisfazione: la Formula 1 è asettica, mentre il mondo dei rally è un grande gruppo, di cui è stato bello fare parte per anni». Specie lavorando spalla a spalla con gente come Sainz e McRae, una volta dopo essere decollato verso la Gran Bretagna con due parole di inglese stentato in tasca: «Mi chiamò la M-Sport, la squadra ufficiale Ford, e mi trasferii a Cockermouth, non lontano dal confine con la Scozia. Dopo qualche gara, diventai ingegnere di macchina di Sainz, iniziando con una vittoria in Argentina. Anche Mc Rae era nella stessa squadra».

Una specie di sogno a occhi aperti per un ragazzo di trentadue anni che stava scalando, grazie ai propri meriti, la piramide del motore e iniziava a girare il mondo, dalla Turchia all’Australia, sempre alla rincorsa del traguardo successivo: una parentesi ricca di storie, ricordi, aneddoti, dalla tirchieria di Sainz, che alla fine di ogni cena diceva «Paga Luis», scaricando gli oneri a Moya, il suo navigatore, fino alla volta in cui McRae, in Finlandia, sfidò tutti i meccanici, dicendo che avrebbe fatto una manovra impossibile («Se non ce l’avesse fatta, avrebbe offerto da bere a tutti. Andò avanti tutto il giorno, decine di volte, e furono soltanto i meccanici a pagare»).

Il rientro a casa

La storia continua, Andreoletti passa alla Mitsubishi, restando a vivere in Inghilterra ma spostandosi a Rugby e sviluppando da zero la vettura del 2004; poi, però, quando la casa nipponica va in crisi, lui decide di rincasare dopo quattro anni, sempre alla Brembo, come operation manager del settore racing, affrontando un po’ di saudade da circuito. Almeno fino alla primavera del 2012 e all’incontro con Andrea Mamè, che gli ha riportato la pista sotto il naso.

L’incontro con Mamè

Il neopresidente della società di gestione dell’Autodromo di Franciacorta gli offre la carica di direttore generale, accettata con entusiasmo al secondo appuntamento, dopo che il primo era stato improvvisato in un hotel di Iseo, previa un’incomprensione sul luogo prescelto. Il resto è il presente: il bergamasco che inizia il proprio lavoro nel settembre del 2012, occupandosi in toto della parte manageriale, che va dalla gestione amministrativa ai contatti con le federazioni, passando per mille altre sfaccettature.

Vita da manager

«Se mi manca la pista? No, riesco a viverla comunque, anche più intensamente di prima, perché ho una panoramica più completa, senza restare in balia dei mille viaggi. E rammarico per non essere diventato un grande pilota o navigatore non c’è: dopotutto, mi sono anche tolto lo sfizio di guidare le vetture del Mondiale Rally, nelle ricognizioni». Intanto, la missione prosegue anche dopo la tragedia che costò la vita ad Andrea Mamè, vittima di un incidente in una gara su Lamborghini, lo scorso giugno: «L’idea è quella di andare avanti onorando il ricordo di Andrea, che in poco tempo è riuscito a lasciare il segno: stiamo cercando nuovi soci per la società di gestione che ora è rimasta di proprietà della famiglia Mamè, ma, al di là dei fondi, ciò che cerchiamo è passione».

Quella che, dopotutto, ha sempre animato il ragazzino che non riusciva a sedersi accanto a un pilota senza stare male e che ora è un pezzo grosso del motorsport, con il suo ufficio con vista gara.

Matteo Spini

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