False assunzioni per truffare l’Inps Danni per 7,5 milioni di euro

False assunzioni per truffare l’Inps
Danni per 7,5 milioni di euro

Un centinaio di falsi dipendenti, una volta licenziati, percepivano un’indennità di disoccupazione dall’ente previdenziale. Coinvolte anche società di Bergamo. Nove arresti tra Varese e Reggio Calabria.

False assunzioni e giornate lavorative, per consentire a quasi un centinaio di falsi dipendenti, poi licenziati, di beneficiare dell’indennità di disoccupazione dell’Inps. Nove persone sono state arrestate dalla Guardia di Finanza di Varese, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata alla truffa in materia di erogazioni previdenziali, bancarotta fraudolenta e documentale, ricettazione e truffa aggravata verso imprese commerciali. Sono stati eseguiti sequestri preventivi di denaro, beni mobili e immobili riconducibili agli indagati per circa 1 milione di euro.

Le indagini del Gruppo di Varese, durate circa due anni e mezzo, hanno consentito di segnalare all’Autorità giudiziaria 123 persone tra promotori, organizzatori dell’associazione e percettori delle indennità di disoccupazione, 82 società e accertare un danno complessivamente quantificato in circa 7.500.000 di euro. Attraverso il controllo di 82 società intestate a prestanome, l’associazione creava false assunzioni e giornate lavorative, per consentire a 92 falsi dipendenti, poi licenziati, di beneficiare dell’indennità di disoccupazione. I riscontri sono stati forniti dall’Inps.

Le persone finite in manette sono professionisti della provincia di Varese e di Reggio Calabria. Tra le società finite nel mirino dell’associazione a delinquere finalizzata alla truffa in materia di erogazioni previdenziali, bancarotta fraudolenta e documentale, quasi la metà stanno a Milano, il 20% a Varese e il 17% a Reggio Calabria, e poi in svariate altre località: Lecco, Bergamo, Lodi e Pavia per la Lombardia; Prato, Cagliari, Modena, Torino, Alessandria, Genova, Pesaro, Urbino e Taranto per le altre località dello Stivale.

Le società sono state utilizzate anche per mettere a segno centinaia di truffe ai danni di imprenditori italiani ed esteri per circa tre milioni di euro. Gli indagati, infatti, fornivano false garanzie della propria solvibilità e acquistavano ingenti quantitativi di merce nei settori dell’edilizia, del bio-riscaldamento e della somministrazione di alimenti e bevande, pagando per mezzo di titoli di credito emessi senza provvista. Nel caso di autovetture di grossa cilindrata queste erano esportate in Bulgaria, reimmatricolate e riportate in Italia. Sono state sequestrate 116 tonnellate di biocombustibile (pellets), otto tonnellate di metalli e semilavorati metallici e 3,5 tonnellate di rame, restituite ai proprietari.


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