Domenica 21 Novembre 2004

Filago, trovate nel fiume Brembo testa e mani dell’albanese giustiziata

Le acque del fiume Brembo hanno restituito la testa e le mani di Fatmira Gjegji, la prostituta albanese di 24, giustiziata e orribilmente mutilata dai suoi assassini, sicuramente con l’intento di ritardare il più possibile il riconoscimento e rendere più problematiche le indagini.

La macabra scoperta è stata fatta oggi pomeriggio verso le 14, nel tratto del Brembo che scorre sotto una passerella a Filago. Testa e mani della giovane albanese - che erano sott’acqua, ad una profondità di circa 70 centimetri - sono state recuperate e trasferite all’obitorio degli ospedali Riuniti di Bergamo, dove giace il resto del corpo sul quale ieri era stata eseguita l’autopsia. Nulla è stato detto finora sulle cause della morte: soltanto che sarebbe avvenuta nella note tra martedì e mercoledì, e che la decapitazione e l’amputazione delle mani sono stati postumi all’assassinio. Non è escluso che possa essere proprio la testa della giovane vittima a rivelare con quale arma è stata uccisa.

Il corpo mutilato di Fatmira Gjegji era stato trovato venerdì scorso nei pressi dell’autostrada A4, privo di testa e mani. A fare la terribile scoperta del cadavere decapitato era stato un pensionato sessantenne, cercatore di funghi: il corpo era in un fossato a una ventina di metri dall’A4; era nascosto sotto un cumulo di rovi, sdraiato supino e completamente nudo.

Il riconoscimento è stato reso possibile da un tatuaggio a forma di greca alla base della schiena e da un piercing con lapislazzulo all’ombelico. È stato il convivente a confermare che quel corpo apparteneva proprio a Fatmira.

La sfortunata ragazza - che faceva la prostituta da diversi anni - viveva nell’hinterland milanese ed era scomparsa tra martedì e mercoledì a Osio Sotto.

Per quanto riguarda le indagini, la pista favorita dagli inquirenti resta sempre quella del regolamento di conti nell’ambiente spietato del racket della prostituzione. Chi l’ha uccisa aveva fatto di tutto per impedirne l’identificazione, così da rendere più difficoltoso agli investigatori il compito di smascherare gli assassini. Ma ha dimenticato quei due piccoli particolari che hanno permesso di accelerare le fasi del riconoscimento.

(21/11/2004)

g.francinetti

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