Martedì 16 Settembre 2003

Gandino cancella la discriminazione, riammesse le strutture che si occupano di disagio

Il consiglio comunale di Gandino ha cancellato dal regolamento edilizio la norma che prevedeva «l’insediamento di strutture adatte al ricovero e cura di soggetti rientranti nell’area del disagio sociale» solamente al di fuori del perimetro del centro edificato. Questa decisione, approvata nel dicembre del ’99 dall’amministrazione guidata dall’allora sindaco Marco Ongaro della Lega nord, aveva suscitato polemiche e reazioni da parte della minoranza e dell’opinione pubblica, ma soprattutto della Coopertaiva Sociale lavoro Valseriana da cui dipendeva, e dipende tuttora, la Comunità alloggio «Magda» che ospita in via Castello una decina di soggetti con problemi psichici.

Il responsabile della struttura che si prende cura del disagio sociale, Giuseppe Perani, aveva visto nel provvedimento la volontà di ghettizzare soggetti che invece hanno necessità di integrarsi nella comunità sociale locale. Altre reazioni contrarie alla norma erano state esternate dal coordinamento Territoriale enti gestori Servizi psichiatrici e dall’Associazione Spes-Onlus, fortemente critiche nei confronti della norma inserita nel regolamento edilizio, sostenendo l’importanza, ai fini terapeutici, della collocazione delle strutture per malati psichici in località urbanizzate e facilmente accessibili. Anche l’assemblea della Comunità Montana Valle Seriana, su proposta dell’allora consigliere di minoranza Leonardo Motta, aveva approvato una mozione intesa a chiedere l’abrogazione della norma. Ogni richiesta ed ogni protesta era però caduta nel vuoto, anche se la norma approvata nel ’99 non aveva avuto alcun seguito sul piano pratico.

Il consiglio comunale di Gandino ha ora cancellato la norma: l’assessore Motta ha insistito sulla necessità che i centri storici vengano vissuti da tutti i componenti della comunità sociale: «Una società degna di questo nome deve farsi carico delle fasce più deboli - ha spiegato il sindaco Maccari -, creando le condizioni affinché l’integrazione non sia soltanto un sostantivo ricco di significato, ma diventi un principio basilare per una comunità all’altezza delle problematiche emergenti nel nostro secolo».

(16/09/2003)

f.tinaglia

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