Mercoledì 28 Settembre 2005

Giallo di Mozzo, l’accusa chiede ventidue anni per padre e figlio

Dopo oltre 10 anni dalla morte di Gemma Lomboni - la casalinga di Mozzo trovata morta il 28 giugno 1994 nella cantina della propria abitazione - la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolti marito e figlio della donna, accusati di averla uccisa, inscenandone poi il suicidio si arricchische di un nuovo capitolo. Al processo d’Appello di Milano l’accusa ha chiesto infatti una condanna a 22 anni di carcere sia per il figlio FlavioTironi, che per il marito Michele Tironi. Una pena di 22 anni identica a quella inflitta in secondo grado al figlio Flavio, ma poi cancellata dalla Cassazione nel giugno dello scorso anno. In secondo grado il figlio Tironi era stato indicato come autore del delitto; mentre il padre Michele Tironi era stato dichiarato non punibile in relazione al reato di favoreggiamento. Padre e figlio hanno sempre respinto con forza l’accusa sostenendo che la casalinga si era suicidata impiccandosi in cantina, emotivamente provata da un incidente al ginocchio che l’aveva costretta all’uso delle stampelle. In primo grado gli imputati furono assolti «per non aver commesso il fatto» con la formula che richiama la vecchia insufficienza di prove.

La Corte d’assise così motivò: Gemma Lomboni fu strozzata, l’omicidio venne commesso in casa, forse da entrambi gli imputati, forse da uno solo, ma non era dato stabilire da chi. Sulla scorta di questo dubbio i giudici si erano pronunciati per la non colpevolezza, non mettendo però in discussione il fatto, cioè il delitto. L’accusa aveva chiesto allora 23 anni di reclusione per padre e figlio, il cui movente sarebbe stato la volontà di sbarazzarsi di una donna diventata insopportabile dopo l’incidente al ginocchio. La Corte assolse e il pm si appellò.

Al processo d’Appello, Flavio Tironi fu condannato a 22 anni di reclusione per l’omicidio della madre. Il padre Michele, marito della donna, fu dichiarato non punibile in relazione al reato di favoreggiamento. Entrambe le parti fecero ricorso in Cassazione. I supremi giudici avevano annullato la sentenza di Brescia e rinviato il procedimento davanti ai magistrati milanesi. Ora il nuovo processo d’Appello e la richiesta di condanna per padre e figlio. La sentenza si avrà il 6 ottobre.

(28/09/2005)

e.roncalli

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